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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Un bacio appassionato PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Ae fond kiss
Regista: Ken Loach
Data: 2005

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Titolo: Un bacio appassionato
Nazionalità: Belgio,Italia Gran Bretagna, Spagna
Durata: 103'
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Barry Ackroyd
Effetti:
Musiche: George Fanton

 Cast:

Atta  Yaqub...  Casim Khan
Eva  Birthistle...  Roisin Murphy
Shabana  Bakhsh...  Tahara Khan
Shamshad  Akhtar...  Sadia Khan
Ahmad  Riaz...  Tariq Khan
Ghizala  Avan...  Rukhsana Khan
Gary  Lewis...  Danny


Nella Glasgow moderna si incrociano le storie e i destini della talentuosa insegnante di musica d'origine irlandese Roisin e del pachistano di seconda generazione Cassim, affermato dj. Tra i due nasce subito un'intesa, più fisica che psicologica in verità, una relazione tenuta rigorosamente nascosta alla famiglia di lui, mussulmana e fortemente radicata nelle tradizioni pachistane. Le piccole divergenze quotidiane, gli egoismi professionali e, soprattutto, la scoperta che Casim ha accettato un matrimonio combinato  portano all’inevitabile separazione dei due innamorati. Il ritorno di Cassim nell'accogliente alveo familiare sarà però di breve durata: la fiamma dell'amore presto si riaccenderà, illuminando l'incerto futuro della coppia ma sacrificando sulla pira la serenità e il quieto vivere di molti innocenti.Film sfaccettato e passibile di più chiavi di lettura, Un bacio appassionato fonde in sé varie tematiche, dal classico amore tormentato al problema della mancata integrazione degli stranieri in Gran Bretagna, sino alla perdita di valori del mondo occidentale e dei giovani in particolare.                 Le comunità straniere, formate ormai sempre di più da soggetti nati in Gran Bretagna da genitori immigrati, costituiscono spesso entità autonome dallo stato che le ospita, per il quale lavorano, anche alacremente, ma del quale non si sentono parte. Il film impietosamente illustra ciò che già la cronaca ha dimostrato, ovvero che la misura dell'effettiva integrazione tra diverse etnie non può fondarsi solo su paramenti economici o di scolarizzazione. La famiglia di Cassim è composta da soggetti benestanti e laureati che, tuttavia, e con parziale eccezione dell'intellettuale e ribelle figlia Tahara, vivono nel rispetto di rituali e usanze proprie del lontano Pakistan. Il rispetto delle tradizioni è visto come una ricchezza per il singolo e per il gruppo, un modo per mantenere la propria identità anche lontano da casa, evitando che la preponderante civiltà occidentale assorba e distrugga la loro cultura. Una visione in parte condivisibile, mettendosi nei panni di soggetti che, sapendosi minoranza etnica e religiosa, si vedono circondati in ogni campo da una ‘civiltà’ (quella occidentale) che ben poco ha da offrire sul piano morale, avendo essa stessa rigettato il proprio sistema di valori religiosi ed etici. A ben guardare, però, gli stessi personaggi del film non credono in una possibile integrazione: non la cercano né gli anziani genitori di Cassim né il giovane, il quale fugge più volte dalla responsabilità di mediatore, preferendo tener nascosta ai parenti la relazione con Roisin e alla ragazza il matrimonio combinato. L'unico personaggio che sembra preoccuparsi di trovare una propria identità di anglo-pachistana è la saggia sorella minore Tahara, fiera delle proprie origini ma determinata a non rinunciare ai propri studi e alla propria vita. Il suo distacco dalla famiglia si trasforma non in una rottura ma in un necessario allontanamento per poter un giorno rendersi veramente utile alla collettività  pachistana. Purtroppo al personaggio di Tahara non è concesso lo spazio che merita, così come superficialmente sono descritti la sorella maggiore, il futuro cognato e i genitori di Cassim, introdotti in modo sbrigativo e quasi subito accantonati. Una maggior coralità avrebbe indubbiamente arricchito di contenuti il film, presentandoci i sentimenti e le azioni di più soggetti, magari sacrificando un po’, per evitare un’eccessiva lunghezza dell’opera, le inutili, insistite e per certi aspetti discutibili effusioni amorose tra Cassim e Roisin.                Il regista affronta il problema dell’immigrazione e della libertà di pensiero schierandosi dichiaratamente dalla parte di Cassim e Roisin, visti come vittime delle concezioni morali imposte dai centri di potere. Tuttavia il carattere fondamentalmente debole dei due protagonisti, le loro estenuanti incertezze e lo stesso modo infantile con cui affrontano i loro interlocutori, siano essi il padre o il parroco, portano lo spettatore a chiedersi se il film possa essere letto anche come opera di denuncia della confusione emotiva ed etica in cui vivono molti giovani adulti, immigrati o nativi che siano. Cassim e Roisin non sono a ben vedere i simboli di due diverse concezioni di vita (europea, asiatica) o religiosa (cristiani, musulmani), bensì due facce della stessa medaglia, due ego che si incontrano nell’oscuro vuoto morale in cui barcolla sicura parte della disorientata gioventù del Duemila. Entrambi si ritengono evoluti, liberi da norme e restrizioni, ma sono in realtà prigionieri di un egocentrismo sfrenato che mette il proprio modo di vivere, i propri bisogni, i propri desideri, benché passeggeri, sul piedistallo dal quale hanno tolto Religione e Tradizione.Di Ilaria Nannini
 
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