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«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto». Pochi nel cimiteriale paesino di San Miguel, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, metterebbero in dubbio il motto preferito di Ramon Rojo, capo indiscusso dell’omonima famiglia di trafficanti di armi. Perfino i Bugster, famiglia rivale di contrabbandieri d’alcol, sembrano messi in soggezione dalla personalità di Ramon, cui pure non esitano a contrapporsi violentemente per il controllo del paese e del territorio. Solo un ignoto pistolero dagl’impassibili occhi azzurri, arrivato un giorno a dorso di mulo, non pare per nulla preoccupato di essere finito in mezzo alle più spietate bande di assassini del Messico. Lo sconosciuto, ribattezzato Joe dal becchino del paese, inizia un abile doppiogioco per aizzare la rivalità tra le famiglie e spennare entrambe, facendosi pagare per non passare al “nemico”. Gli occhi mesti della bella Marisol, infelice prigioniera del perfido Ramon, fanno breccia nel cuore di Joe, che riesce a liberare la donna e a farla fuggire con il marito e con il figlioletto. Scoperto e brutalmente torturato dai Rojos, l’uomo riesce a fuggire grazie alla complicità dell’amico oste e a preparare la sua vendetta. Non basterà a Ramon avere il fucile, non basterà mirare al cuore…
Quando il film usci, nel lontano 1964, nessuno avrebbe scommesso sul suo successo, neppure, forse, lo stesso Leone che preferì nascondersi sotto lo pseudonimo americano di Bob Robertson, così come il già celebre Gian Maria Volonté preferì recitare come John Welles. Distribuito in poche copie in sale minori, il film diventò un fenomeno di successo grazie al passaparola degli spettatori, divenendo il capostipite di un nuovo genere cinematografico, lo “spaghetti western”, che per oltre un decennio produrrà veri capolavori e decine di scialbe imitazioni. Abbandonato il tono epico, la magniloquenza delle immagini e l’insistita retorica patriottica del western americano, Sergio Leone ricrea nelle aspre montagne spagnole una vita di frontiera misera, lercia e feroce come probabilmente era. Non più cattivi indiani ed eroici coloni, integerrimi cavalleggeri blu vestiti e guerre civili mascherate da lotte ideologiche: i Bugster e i Rojo agiscono, uccidono, intrigano solo in nome del denaro, dell’orgoglio o, perlomeno Ramon, dell’ossessione amorosa. Addio eroe senza macchia e senza paura: Joe è coraggioso, perfino cavalleresco e generoso nei confronti della bella Marisol e dell’imbelle marito, ma resta pur sempre un pistolero che uccide senza apparentemente altro motivo che il denaro o, piuttosto, il desiderio di sfida contro la morte. Un personaggio ibrido, la cui vera natura non viene chiarita, lasciando allo spettatore la scelta se considerarlo un buono dai modi spicci o un delinquente con tratti di umanità. Addio pionieri impomatati e donne del west con la cotonatura: ricchi e poveri sudano visibilmente in abiti non privi di pulci e insetti; la violenza diviene vera, brutale, le ferite realistiche: c’è una morbosa insistenza in certe scene di tortura, quasi a rendere partecipe lo spettatore del sadico divertimento dei banditi.
Un film dunque aspro, violento, ma mai cupo, anzi spesso divertente per la presenza, originalissima, di un elemento estraneo al western classico: l’umorismo. Pochi film “d’azione” possono vantare un tale geniale umorismo macabro o battute memorabili come quelle di Per un pugno di dollari, alcune delle quali, come la già citata storiella dell’uomo col fucile, sono divenute leggenda. Lo spettatore fin dalle primissime inquadrature si rende conto che il regista sta giocando con tutti gli stereotipi del genere western, portandoli all’iperbole in chiave violenta o in chiave comica. Un cappio e il cadavere a cavallo di un ciuco di un peone, con scritto sulla schiena “adios amigos”, danno il benvenuto allo spettatore e a Joe; a una scena dura come quella della violenza contro la famiglia della povera Marisol viene subito alternato il siparietto comico del campanaro, che giulivo interroga Joe sulle sue intenzioni: è qui per vendere armi e alcol? O per comprarli? In entrambi i modi farà fortuna perché nel paese i tipi come lui sono tutti o molto ricchi o …morti .
Allo strepitoso successo del film contribuirono indubbiamente le bellissime e indovinate musiche di Ennio Morricone, con il quale Sergio Leone iniziò un lungo e proficuo sodalizio. Dal motivetto fischiettato dei titoli di testa al tema principale, la musica diviene la coprotagonista del film, sottolineando con ritmi lenti i momenti struggenti e con toni acuti i frangenti tesi dei duelli, contribuendo alla resa emotiva dell’opera senza mai risultare eccessiva. Pur non essendo utilizzato in opere seriali come il refrain di Guerre stellari, dei film di James Bond o del Padrino, il tema di Per un pugno di dollari è indubbiamente rimasto impresso nella mente degli spettatori di allora come dei più giovani, così come altre mirabili opere del grande Morricone.
«Al cuore Ramon…se vuoi uccidere un uomo devi mirare al cuore»
Di Ilaria Nannini
Il DVD
Buoni gli extra, tra cui alcune curiosità sul film e due interviste a Sergio Leone e a Clint Eastwood. I più attenti potranno notare un noto errore nei titoli di testa. Quando il film ebbe successo furono cambiati i titoli di testa sostituendo agli pseudonimi i veri nomi degli attori e del cast tecnico. Nel caso di Gian Maria Volonté l’attore viene indicato sia con le sue generalità, sia, subito dopo e per una manciata di fotogrammi, come John Welles.
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