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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Inizio di primavera PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Soshun
Regista:Yasujiro Ozu
Data: 1956


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Titolo: Inizio di primavera
Nazionalità: Giappone
Durata: 144'
Sceneggiatura: Kougo Noda, Yasujiro Ozu
Fotografia: Yuuharu Atsuta
Effetti:
Musiche: Kojun Saito
 Cast: Chikage Awashima ....  Masako Sugiyama Ryo Ikebe ....  Shoji SugiyamaKeiko Kishi ....  Chiyo Kaneko

Monotona e squallida scorre la vita dei sarari-men, comuni impiegati senza nome e senza volto brulicanti nei  giganteschi conglomerati di uffici, enti, ministeri, industrie del Giappone postbellico. Dalle modeste case di legno dell’estrema periferia 340.000 salariati partono ogni giorno di buon’ora per raggiungere i propri uffici, uguali negli abiti, uguali nelle mansioni, accalcandosi sulle banchine, nei treni, nelle metropolitane di Tokyo. Shoji Sugiyama è uno di essi, quarantenne impiegato senza particolari qualifiche di una grande azienda, sposato con una donna, Masako, che praticamente non vede quasi mai, diviso tra il lavoro e i rituali intrattenimenti serali con il colleghi. Masako, chiusa tra le mura domestiche, soffre di solitudine per la mancanza di prole (l’unico figlio è morto ancor piccolo) e di amicizie con cui svagarsi, rassettando la casa in attesa che il marito torni dal lavoro, cercando conforto in un uomo sempre più distratto.

Complice una galeotta gita aziendale fuori porta, Shoji inizia una relazione amorosa con la bella e pimpante collega Chiyo, detta "Pesce rosso", prototipo di donna moderna spregiudicata e affascinante. Ma un amore clandestino ha vita breve in una società dove ogni gesto, ogni comportamento anche banale viene passato al vaglio della critica collettiva, soprattutto quando a esserne coinvolta è una donna già oggetto di pettegolezzi come Pesce rosso. I colleghi di lavoro scoprono presto la tresca e trattano duramente i due amanti, colpevoli di aver anteposto la propria passione ai doveri coniugali di Shoji. Masako, la quale da lungo tempo maturava sospetti, avendo appreso del tradimento del marito, lo abbandona, rifugiandosi  presso un’amica. Incerto tra amante e  moglie, l’irresoluto Shoji finisce per accettare una lunga trasferta di lavoro in una città lontana, sperando di dimenticare così la prima e riconquistare l’affetto della seconda. Su pressione della famiglia e degli amici, e davanti alla auto-punitiva decisione di Shoji di allontanarsi da Tokyo, Masako accetta le scuse del marito e lo raggiunge nella nuova dimora, dando a se stessa e al suo uomo una seconda possibilità di vita serena.

 

Con Soshun Ozu filma il grigiore e l’ipocrisia della società giapponese, che imprigiona lo spirito umano costringendolo a conformarsi a modelli di vita che altri hanno scelto per lui. «Deru kugi wa utareru», ossia «il chiodo sporgente va preso a martellate», recita un noto proverbio giapponese: la difformità deve essere uniformata. La collettività è la vera padrona nel Giappone postbellico e in buona parte anche in quello attuale, vigilando nel lavoro e nel tempo libero affinché i mille doveri “sociali” vengano rispettati dal singolo: l’egoismo, la ricerca della felicità personale sono elementi da condannare come pulviscolo che inceppa l’oliato ingranaggio della vita nipponica. Annoiati, gli impiegati ripetono ogni giorno, a casa, negli uffici, nei bar le stesse azioni, prevedibili, standardizzate, senza speranza di un vero cambiamento, di una piena libertà di azione e determinazione; le brave ragazze appena possono smettono di lavorare, si mettono in kimono e badano alla casa, uscendo solo con le amiche. In questo contesto la spregiudicatezza di Pesce rosso, che non mira al matrimonio, che veste in pantaloni, che fuma e gioca d’azzardo assieme agli uomini, è un elemento destabilizzante da tenere sotto controllo e, se necessario, reprimere.

La regia di Ozu, essenziale, apparentemente semplice, ricercatamente ripetitiva nella scelta delle  inquadrature, fondamentalmente statiche e riprese da un’angolatura molto bassa, valorizza in modo mirabile la tematica del film. La presenza di alcuni elementi scenici già impiegati in Viaggio a Tokyo crea nello spettatore più accorto un senso di déjà vu che, lungi da guastare l’opera, getta un significativo ponte tra le opere del maestro.

Alcuni elementi dello stile di Ozu possono sembrare stranianti per il moderno spettatore, abituato a tecniche di ripresa iperdinamiche, a dissolvenze, a cambi di scena repentini, a capogiri virtuali e adrenalinici. Superati i primi minuti di perplessità, lo spettatore che sappia entrare in sintonia con il linguaggio del regista, inevitabilmente inizierà ad apprezzare i ritmi lenti e la ripetitività della sceneggiatura.

 

di Ilaria Nannini

 

Note sul DVD:

Il dvd è inserito in un cofanetto che contiene i film Viaggio a Tokyo e Inizio di primavera, con interessanti extra a cura di Enrico Grezzi, e un libretto, in italiano e in inglese, sull’autore e le sue opere.
 
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