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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Il terzo uomo PDF Stampa E-mail
Titolo originale: The Third Man
Regista: Carol Reed
Data: 1949
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Titolo: Il terzo uomo
Nazionalità: Uk
Durata: 104'
Sceneggiatura: Graham Green, C.Reed, O.Welles
Fotografia: Robert Krasker
Effetti: W.Percy Day
Musiche: Anton Karas

Cast:

Joseph Cotten ...  Holly Martins  
Alida Valli ...  Anna Schmidt 
Orson Welles ...  Harry Lime
Trevor Howard ...  Major Calloway
Bernard Lee ...  Sergeant Paine
Paul Hörbiger ...  Harry's Porter
Ernst Deutsch ...  'Baron' Kurtz
Siegfried Breuer ...  Popescu
Erich Ponto ...  Dr. Winkel


Vienna, immediato dopoguerra. La città è suddivisa in cinque settori amministrativi, ognuno affidato ad una delle potenze vincitrici, più la zona internazionale, sottoposta al controllo di ben quatto polizie militari. Paradossalmente, proprio in quest’ultimo settore, dove tutti controllano tutti, dove ogni mossa è spiata da Russi, Americani, Francesi ed Inglesi, tra reciproci sospetti, finte alleanze e sincere incomprensioni, il crimine dilaga. Holly Martins, scrittore squattrinato di romanzi da due soldi, giunge a Vienna su invito del vecchio compagno di scuola Harry Lime, da tempo perso di vista. Un’amara sorpresa attende Martins: il suo amico è morto in un incidente stradale ed il feretro è già stato portato al cimitero per l’inumazione. Al funerale partecipano non solo Martins ed i due amici di Harry che gli avevano prestato le prime, inutili, cure dopo l’incidente ma anche la polizia inglese, stranamente interessata al defunto ed ai suoi conoscenti. Chi era veramente Harry Lime? Perché la polizia sta indagando su di  lui? E chi era il terzo uomo che, secondo la testimonianza del portinaio di Harry Lime, avrebbe assistito all’incidente?

Sceneggiato da Graham Green, ideatore anche del soggetto originale, “Il terzo uomo” è un magistrale film di suspence, ricco di colpi di scena, pedinamenti ed intrighi, abilmente orchestrati dalla mente geniale di un grande scrittore. Alla sceneggiatura ed alla stesura dei dialoghi, secondo più fonti, collaborò lo stesso Orson Welles, accreditato ufficialmente solo come attore. L’eccellente materiale creato da Graham e Welles fu abilmente tradotto in pellicola da Carol Reed, forse alla sua miglior prova come regista e da Robert Kasker, il quale ottenne con questo film il premio Oscar per la fotografia, sotto la supervisione dei produttori Korda e Selznick.  Reed e Kasker sfruttano fino in fondo le capacita espressive del bianco e nero, con le sue luci improvvise squarcianti l’oscurità più fitta, per creare nello spettatore un sottile senso di inquietudine, rendendolo pienamente partecipe dei dubbi e delle angosce del protagonista. L’uso eccezionale del grandangolo distorce prospettive ed ambienti, mutando linee rette in spirali claustrofobiche, avvolgenti lo spettatore fino a creare un senso di vertigine. Le scale dei palazzi diventano assurdi prospettici simili alle opere di Escher, piazze e palazzi sembrano condividere lo stesso precario equilibrio che caratterizza la vita degli sfortunati viennesi. Alla giusta fama del film ed al suo successo presso il pubblico contribuì indubbiamente la strepitosa colonna sonora eseguita su cetra dall’allora sconosciuto Anton Karas, il cui motivo principale, l’Harry Lime’s Theme, resta indissolubilmente impresso nella mente dello spettatore.

di Ilaria Nannini

 
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