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Nishi, integerrimo investigatore di polizia impegnato con altri colleghi nel pedinamento di un pericoloso assassino, lascia il proprio turno di servizio per recarsi in ospedale a trovare la moglie, malata terminale di leucemia. Mentre l’uomo si trova al nosocomio, il collega e amico di infanzia Horibe, che l’aveva convinto ad allontanarsi, viene ferito gravemente dal ricercato. Braccato da Nishi e dagli altri poliziotti, il killer non esita a sparare nuovamente, uccidendo il giovane agente Takeda. Nishi si sente responsabile dei lutti e delle tragedie che hanno colpito le persone a lui vicine: per il lavoro ha trascurato la moglie, lasciandola sola ad affrontare la malattia; per una tardiva visita alla malata ha abbandonato la propria postazione, dando modo al delinquente di uccidere un amico e paralizzarne un altro; la perdita del marito ha lasciato la vedova in gravi difficoltà economiche, mentre Horibe, depresso e invalido, ha già tentato il suicidio. Per tacitare i rimorsi e saldare il proprio debito d’onore Nishi chiede un grosso prestito alla yakuza, dimettendosi dalla polizia per stare vicino alla moglie morente.
Opera dai mille spunti di riflessione sulla tragicità della vita e sulla bellezza della stessa, sull’ineluttabilità del fato e sulla capacità umana di scegliere liberamente il proprio destino, Hana Bi è un film poetico e visionario, perennemente in bilico tra astrazione pittorica e realismo. Rifiutando ogni linearità nel racconto e ogni prevedibilità nello svolgimento della trama, Kitano spiazza lo spettatore alternando staticità e dinamismo, silenzio e colpi di pistola. Alle immagini e al loro montaggio Kitano affida il compito di illustrare i sentimenti dei protagonisti, quasi sempre perfettamente silenti, le loro angosce, le loro speranze. I lunghi piano sequenza sulle spiagge assolate, i primi piani su oggetti e volti immobili e impassibili creano nello spettatore sentimenti di commozione, empatia o suspence, interrotti nel momento culminante dall’incedere nella storia di un elemento dissonante, ora violento, ora comico (l’aquilone), ora onirico (i dipinti). Kitano evita così di porre una precisa etichetta alla sua opera: non un banale poliziesco o uno yakuza eiga né un melò strappalacrime, bensì una fusione e rielaborazione di tutti questi elementi.
di Ilaria Nannini NOTE:Leone d'Oro al Festival di Venezia 1997I dipinti che appaiono durante il film sono opera dello stesso Kitano.La traduzione corretta del termina giapponese "hana-bi" (hana= fiori, bi= fuoco) è "fuochi di artificio". Nella edizione italiana si preferì optare per una traduzione letterale del termine per evitare confusione con il concomitante film di Pieraccioni "Fuochi di artificio" |