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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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C'era una volta il West PDF Stampa E-mail
Titolo originale: C'era una volta il west
Regista: Sergio Leone
Data: 1968

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Titolo: C'era una volta il west
Nazionalità: Italia
Durata: 167'
Sceneggiatura: Sergio Leone
Fotografia: Tonino Delli Colli
Effetti:
Musiche: Ennio Morricone
Cast:

Claudia Cardinale...Jill

Henry Fonda....Frank

Jason Robards...Cheyenne

Charles Bronson...Armonica 

Gabriele Ferzetti... Morton



Avanza il treno nel cuore arido e desolato del lontano Ovest, portando con sé i sogni e le speranze di prosperità e sviluppo di un’intera nazione. Sorgono e crescono nuove città, nuovi traffici, nuove imprese e con loro arriva una nuova razza di banditi e speculatori, meno rozzi dei classici fuorilegge ma non meno letali. Per mettere le mani sul terreno dei McBain, appetibile perché posto proprio in prossimità della costruenda ferrovia, il bieco Morton, riccone semiparalizzato, fa massacrare dal sicario Frank l’intera famiglia, bambini inclusi. Unica superstite è Jill, sposa novella che cerca nel matrimonio con un rude pioniere il riscatto dalla vita di prostituta e che è appena arrivata dal New Orleans alla stazione del piccolo paese. Sola, circondata da un’atmosfera di morte, minacciata, ricattata per farle svendere la proprietà, Jill trova due inaspettati aiuti nel bandito Cheyenne e nell’enigmatico pistolero detto Armonica, entrambi con un conto in sospeso con Frank e la sua banda.

 

Sergio Leone firma con C’era una volta il west il suo commiato dal genere che lo aveva reso giustamente famoso, dedicando un triste e solenne epitaffio ad un mondo da tempo scomparso: quello della frontiera, dei pistoleri, della giustizia fatta in punta di pistola. Il film è impregnato in ogni sua scena da un senso di morte, di nostalgia, di rimpianto per un mondo sì brutale ma con un codice d’onore, sfracellatosi sotto le gelide ruote dei moderni speculatori, assassini che neppure si sporcano personalmente le mani. Mentre l’epico scontro finale tra Frank e Armonica rientra nei canoni del duello d’onore tra pistoleri buoni e cattivi del vecchio West, una diversa luce si coglie nella contrapposizione tra Morton e Cheyenne, entrambi farabutti ma diversi, quasi appartenenti a mondi incomunicabili. Cheyenne è un fuorilegge di vecchio stampo, abituato alle scorribande a cavallo e ai pernottamenti all’addiaccio, un assassino indubbiamente ma ancora un uomo nel senso proprio del termine, capace di gesti di amicizia e di rispetto. Morton è un relitto umano, una sorta di cyborg ante litteram, che sopravvive aggrappato alla carrozza del treno, quasi essa sia una parte del suo corpo, e che compra la morte altrui con la potenza del denaro e l’intrallazzo. La fine di Morton, pur necessaria per rendere meno amaro il film, non consola tuttavia lo spettatore che ben sa come si è evoluta la delinquenza nel Ventesimo secolo. 

C’era una volta il west si presenta quindi come un’opera più matura e riflessiva dei precedenti film di Leone, dai quali si distacca non solo per il maggior realismo nella descrizione delle vicende e nella creazione dei personaggi, ma anche e soprattutto per il ritmo narrativo lento, quasi meditabondo, dai lunghi silenzi interrotti solo dai suoni della natura.  Grazie ai grandi mezzi messi a sua disposizione dalla Paramount, che gli aveva imposto di creare un quarto western come condizione per produrre C’era una volta in america, Leone può permettersi di abbandonare i monti della Spagna per girare nella spettacolare Monument Valley, già cornice di molti vecchi film, nei cui immensi canyon echeggiano solenni le musiche del grande Ennio Morricone, e di scritturare un cast di stelle quali la bravissima Claudia Cardinale e Henri Ford, nella sua prima parte di cattivo.

Un kolossal che indubbiamente ha lasciato il segno nella storia del cinema italiano e mondiale, ma che lascia in parte deluso chi sperava di trovare lo stesso spirito scanzonato, la stessa anarchica voglia di prendere in giro il west e i suoi stereotipi che aveva reso indimenticabile i primi “spaghetti western” del regista. Per quanto improbabili, eccessivi e macchiettistici, i personaggi di Ramon e dell’Indio di Gian Maria Volonté restano più vivi nella memoria e nel cuore degli spettatori del bieco Frank, così come lo sguardo freddo e la classe innata del pistolero Clint Eastwood o lo spirito cinico e sornione di Lee Van Cliff. 

di Ilaria Nannini

 
 
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