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Possono le emozioni suscitate da un brano musicale essere trasposte in immagini? A questa domanda hanno tentato di rispondere prima, nel 1940, la Disney con Fantasia, poi negli anni Settanta, il coraggioso autore e sperimentatore italiano B. Bozzetto. Allegro ma non troppo, terzo lungometraggio dell'autore, unisce in sé sei storie (più gli intermezzi dal vivo) ispirate, suggerite, immaginate sulle note di Claude Debussy (Prélude à l'après-midi d'un faune), Antonin Dvorak (Danza slava n. 7), Maurice Ravel (Bolero), Jean Sibelius (Valzer triste), Antonio Vivaldi (Concerto in Do maggiore), Igor Strawinsky (L'uccello di fuoco). Bozzetto evita parzialmente l'inevitabile paragone con l'illustre predecessore disneyano partendo da premesse di stile e contenuto diametralmente opposte. La Disney propone al grande pubblico il noto catalogo di personaggi in full animation color pastello, necessariamente graziosi, divertenti, danzanti sulle note della grande musica classica; Bozzetto offre immagini tese, contorte, dai contorni nervosi, caricature dure di una pari realtà. Disney tranquillizza lo spettatore: il mondo è roseo e se qualche problema sorge, se un apprendista stregone crea pasticci, poi tutto si risolve; Bozzetto graffia, denuncia, ironizza sulla civiltà umana guerrafondaia e consumistica, dove la vita è portata dalla Coca-cola e l'uomo è una scimmia divenuta incontrollabile. Alle impersonali e didascaliche presentazioni dei brani ad opera del direttore d'orchestra Leopold Stokowsky e della spalla Mickey "Topolino" Mouse, Bozzetto sostituisce dei siparietti dall'umorismo politicamente scorretto, girati dal vivo, in bianconero.
Un film da non perdere, anche per poter dare una risposta, necessariamente personale, alla domanda iniziale.
di Ilaria Nannini
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