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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Un volto nella folla PDF Stampa E-mail
Titolo originale: A face in the crowd
Regista: Elia Kazan
Data: 1957



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Titolo: Un volto nella folla
Titolo originale: A face in the crowd
Anno: 1957
Regia di: Elia Kazan
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 125 min.
   
Sceneggiatura: Budd Schulberg, dal suo racconto Your Arkansas traveller
Fotografia: Gayne Reschner, Harry Stradling
Effetti:
Musiche: Tom Blazer, Budd Schulberg

 
Cast:

Patricia Neal, Andie Griffith, Walter Matthau


 





Folgorante e strepitoso nella sua preveggenza (basterebbe la citazione dell'applausometro), quello che Kazan definì il più americano dei miei film forse anche il primo della storia del cinema a mostrare le dinamiche alienanti e pericolosamente subdole della tv, in un'epoca in cui quest'ultima non si era ancora affermata pienamente quale mezzo di comunicazione di massa.
Marcia (P. Neal, intensa e sfaccettata senza l'ombra di una sbavatura) una giornalista di provincia alla ricerca di storie di gente comune per il suo programma radiofonico; un giorno si imbatte in un vagabondo (A. Griffith), uno scanzonato menestrello della libertà che la colpisce per grinta e lucidità. Fiutando il personaggio, Marcia lo ribattezza romanticamente Solitario Rhodes e lo convince a presentare alla radio una striscia mattutina di canzoni e siparietti a ruota libera.
La vera popolarità inizierà immediatamente dopo con l'ingresso nel mondo della televisione, sempre accompagnato dalla sua pigmalione. Ed è qui che egli sublima allennesima potenza quello che nella sua vera natura: il cinismo. Tenendo ben celato ciò che pensa veramente della folla (tutta gente che deve saltare quando qualcuno gli fa un fischio), e servendosi abilmente dell'illusione che la tv gli cuce addosso, egli può apparire agli occhi di tutti come un uomo genuino e spontaneo, qualcuno che parla delle cose semplici con il cuore nella voce, un santo in cui identificarsi pienamente. Il pubblico lo adora ed pronto a rispondere ai suoi appelli con entusiasmo ed energia. Grazie al suo innato carisma Solitario riesce infatti ad orientare non solo le azioni, ma i gusti delle persone comuni: chi mai comprerebbe una pilloletta bianca e triste, se può averne una tutta gialla e allegra?
Dai materassi alla Casa Bianca il passo sembrerebbe lungo, ma la politica da sempre a caccia di consenso popolare esattamente come la pubblicità: l'immagine tutto (gi negli anni 50!), e soltanto lo scatolone può fornire a un uomo l'immagine giusta, quella vera. In nome di questo principio tutti accettano di stare al gioco più o meno consapevolmente, senza gioco delle parti: non si distingue più chi usa e chi è usato, chi manipola e chi invece viene manipolato.
Emblematica a questo proposito la scena in cui un funzionario, sull'orlo del licenziamento, implora un aiuto da Solitario che viene incorniciato da un riflettore in una fredda aureola televisiva.
Ma il delirio di onnipotenza inebria e logora chi non è sufficientemente saldo, e l'ascesa di Solitario, che pareva a tutti infinita (ma non allo scettico giornalista interpretato da uno straordinario Walter Matthau),è invece destinata a risolversi in un sonoro, dolorosissimo tonfo. Il film, ancora e sempre attualissimo nel delineare le commistioni tra mass media e potere politico, incalza con un ritmo perfetto allacciando e disfacendo uno per uno tutti i nodi della trama, preciso ed efficace in ogni sua stoccata. Scomodo e spietato, dolorosamente sarcastico, vero.

A cura di
Elisabetta Niccolai
 
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