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Mario è un bambino dalla vita difficile, a causa di una madre che non si regge in piedi - e che non regge il peso di una famiglia - e di un padre delinquente. È nato a Napoli, in un cosiddetto quartiere a rischio, appartenendo quindi pienamente a quella realtà dove vivere di espedienti è la norma e le famiglie come la sua non sono poi eccezionali. Per strapparlo a questa condizione e garantirgli un futuro migliore il Tribunale dei minori lo affida provvisoriamente a una famiglia della Napoli bene, colta e agiata, regalandogli due nuovi genitori: una madre, Giulia, brillante docente dell’Accademia di belle arti, che, nonostante le sue personali inquietudini e le oggettive incertezze, cerca di penetrare nel mondo di questo bambino alieno che non sa accettare l’amore che gli viene offerto e non sa chiamarla mamma e un padre, Sandro, giornalista televisivo, che invece si rende subito conto che tra lui e quel bambino silenzioso c’è un muro difficile da abbattere. Un muro fatto di poche strade che dividono due quartieri appartenenti alla stessa città ma a due mondi diversi. E se nel mondo di Mario «la scuola è un brutto carcere e il carcere una bella scuola», nel nuovo contesto in cui viene catapultato il bambino non si riconosce e non riconosce nessuno, non sa cosa dire e allora non parla, salvo poche occasioni in cui ci stupiamo davanti ai suoi discorsi ingenui e maturi allo stesso tempo, trovandoci spiazzati di fronte a un piccolo adulto che ci guarda con gli occhi spalancati sul nostro mondo per lui incomprensibile. La guerra di Mario è la stessa che combattono quotidianamente tanti bambini come lui, cresciuti nelle periferie e prigionieri di un ghetto dove l’ignoranza è un’epidemia e, come tale, miete vittime soprattutto tra quelli che ancora non hanno gli strumenti per difendersi. Mario è arrabbiato con tutti e lo urla nella sua maniera, senza parole, col suo mutismo e i suoi sguardi sfrontati. Mario, a suo modo, ha bisogno di amore e lo insegue ovunque, ricercandolo negli unici legami che riesce a instaurare, quello con il suo nuovo cagnolino e quello con un compagno di scuola che, come lui, viene dalla periferia. Ma entrambi lo abbandonano poiché l’amico lascia la scuola e il cane verrà travolto da un auto, presagendo le future sventure del piccolo.
In una disperata ricerca di libertà e in un’ultima sfida con la vita Mario compie un gesto estremo, gettandosi a occhi chiusi nel traffico impazzito di una Napoli solare eppure spoglia che per tutto il film accompagnerà le vicende dei protagonisti, facendosi essa stessa protagonista.
Giulia, che scopre di aspettare un figlio suo, ormai non può rinunciare a Mario e continua ad assecondarlo nel disperato tentativo di farsi amare, arrivando a mettere definitivamente in crisi il suo rapporto con Sandro, finché, quando tutto sta crollando, il Tribunale decide di affidare Mario a una coppia sposata.
In questo film Antonio Capuano affronta, ancora una volta, il mondo dell’infanzia e lo fa con delicatezza poetica, illustrando tuttavia con sguardo lucido i mali profondi di una società ormai alla deriva, senza valori forti e strade da indicare a chi si affaccia alla vita. La riuscita del film è dovuta anche a dei personaggi ben costruiti, forti e intensi, come quello di Giulia - una Valeria Golino bravissima e matura, premiata col David di Donatello - che scava a fondo nella psicologia femminile di una donna che desidera fortemente essere madre, ma che allo stesso tempo non riesce a superare l’incomunicabilità di quello che vorrebbe fosse suo figlio, pur amandolo così tanto da distruggere ciò che le sta intorno e in primis il rapporto col compagno. Bravo anche il piccolo Marco Grieco che ci regala, attraverso inquieti e intensi primi piani, una splendida figura di bambino.
a cura di:
Anita Galvano
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