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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Giulietta degli spiriti PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Giulietta degli spiriti
Regista: Federico Fellini
Data: 1965




Titolo: Giulietta degli spiriti
Titolo originale: Giulietta degli spiriti
Anno: 1965
Regia di: Federico Fellini/td>
Nazionalità: ITA/FRA
Durata: 132 min.
   
Sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi
Fotografia: Gianni Di Venanzo. Scenografia e costumi: Piero Gherardi
Effetti: F
Musiche:
Contatti:  
Cast:

Giulietta Masina, Mario Pisu, Sandra Milo, Caterina Boratto, Valentina Cortese, Jos? Luis de Villalonga, Frederick Ledebur, Milena Vukotic, Luisa Della Noce, Sylva Koscina.


Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Il restauro: Fatta eccezione per due brevi sequenze, effetto di una precedente interpolazione, il negativo della scena era in buone condizioni, come mostra l'eccellente qualità della gamma cromatica.
Il lavoro sul suono invece, data la scomparsa del magnetico originale, ha reso necessaria una trascrizione su dat e, dopo il filtraggio con il computer no noise, un ritorno in moviola per assicurarsi del rispetto della sincronia tra scena e colonna.


The restoration: With the exception of two short sequences, the result of a previous manipulation, the negative of the scene was in good condition, as can be seen from the quality of the chromatic range.
Work on the sound, however, given the loss of the original tape, had to be transcribed on dat and, after noise reduction computer filtering, returned to the soundtrack using the moviola to guarantee that the sound and the scene were in sync.


Disponibile anche in

"Tu non sei niente": il viaggio alla ricerca dell’identità femminile inizia, sorprendentemente, con questo messaggio comunicato durante una seduta spiritica. È un messaggio che giunge dai recessi più antichi del passato, dalle profondità più remote della guerra dei sessi e anticipa la vivida reazione femminista che sarà tra i segni più caratteristici degli anni ‘70. L’immagine più inquietante del film, la primordiale imbarcazione che spalanca le sue fauci presso la spiaggia rivelando una scena barbarica e inspiegabilmente oscena, non sembra sopravvissuta proprio a una guerra del genere? ‘Tu non sei niente’, è stato deciso dal mondo degli uomini, al di fuori della loro immaginazione. Il film non parla d’altro, e forse è questa sua ossessività ad avergli assicurato una nicchia del tutto particolare nel cinema di Fellini.
L'imbarazzante ricchezza di immagini spesso sull'orlo di una congestione visiva, la letteratura critica controversa, la sfrontata sperimentazione cromatica: se non fosse bastata la vulnerabilità delle pellicole a colori a giustificarne il restauro, non sarebbe certo stato difficile trovare altre ragioni. È il film di Fellini in cui il suo estro carnevalesco, la sua vocazione da Barnum dell'inconscio, si liberano per lo schermo a briglia sciolta. Ma è anche quello in cui la critica, dopo i sorprendenti consensi di 8½ ritira senza preavviso il proprio fiancheggiamento. È quello in cui affronta di petto il colore (o meglio, il sogno, così tipico del cinema da Ejzenstejn ad Antonioni, che con i colori si possa raccontare più di quanto si riesca a fare con le immagini o con le parole) ma anche il ritorno a una trepidazione per i personaggi femminili come non succedeva dai tempi de La strada e di Le notti di Cabiria.
Ma, soprattutto, è un monumento alla Masina, un atto d'amore pronunciato nella lingua che gli è più cara e che pratica la decorazione senza fine delle immagini, la turbolenza barocca delle inquadrature, il passaggio dall'ansia misteriosa della prima scena alla misteriosa beatitudine dell'ultima.
A essere onesti, per chi restaura film, Giulietta non è solo un film diseguale, scintillante e sterminato del più grande regista italiano del dopoguerra, è un'occasione senza precedenti per restituire a un film le mille vibrazioni di luce che gli danno vita.


«You are nothing.» In this voyage of discovery of the female identity, Fellini, who for the first time examines the theme without an introduction, begins, startlingly, with this message, communicated during a spiritualist meeting. It is a message that comes from the far recesses of the past, from the remotest depths of the war between the sexes and anticipates the vivid feminist reactions that would be among the most lasting characteristics of the seventies. The film’s most disturbing image is that of a primordial boat that opens itself up on a beach to reveal a barbaric and inexplicably obscene vision of male and female bodies that seem as if they might have just survived such a war. «You are nothing,» has been decided by the world of men, outside of their imaginations. Giulietta degli Spiriti speaks of nothing else. And it is perhaps this very obsession that has secured it a special place in the work of Fellini.
The embarrassing, almost overwhelming, visual richness of the film, the critical controversies that surrounded it, the bold, chromatic experimentation; even if the original had not been in such poor condition, it would not have been difficult to find a number of other reasons to justify a restoration of the film. It is the film in which Fellini’s vocation as the circus-master of the unconscious is given free rein. But it is also the film that, after the consensus surrounding 8½, critics refused to support. It is a film that takes up colour, or better, the dream - typical of the work of Eisenstein and Antonioni - that colours can tell a story better than images or words. And it returns to a more tentative approach to female characters, not seen in Fellini’s work since La Strada and Le Notti di Cabiria.
But, above all, it is a monument to Giulietta Masina, a declaration of love, in the language in which he is most fluent, that endlessly decorates images in a turbulent baroque style that carries the film from the mysterious anxiety of its opening scene to the equally mysterious bliss of the last. To be frank, for the film restorer, Giulietta degli Spiriti is not just the most uneven, scintillating and immense film of Italy’s greatest post-war director, it is an unprecedented opportunity to give the film back the myriad vibrations of light that give it life.

 
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