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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Garage Olimpo PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Garage Olimpo
Regista: Marco Bechis
Data: 1999




Titolo: Garage Olimpo
Titolo originale: Garage Olimpo
Anno: 1999
Regia di: Marco Bechis/td>
Nazionalità: Argentina - Italia
Durata: 98 min.
   
Sceneggiatura: Marco Bechis e Lara Fremder
Fotografia: Ramiro Civita
Effetti: F
Musiche: Jaques Lederlin
Contatti:  
Cast:

Antonella Costa, Carlos Echevarria, Pablo Razuk, Enrique Pineiro, Dominique Sanda, Chiara Caselli.

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:Presentato in concorso al festival di Cannes del 1999 nella sezione "Un certain regard"

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In Argentina, tra il 1976 e il 1982, scomparvero più di 30.000 persone. Gli oppositori del regime militare di Videla, che fossero operai, professori o studenti, vennero rapiti, torturati, uccisi e fatti svanire nel nulla da gruppi paramilitari dell' esercito argentino. Questa è la triste storia dei desaparecidos: figli, fratelli, mariti e mogli di tutti gli argentini, scomparsi quando nessuno vedeva nulla ma tutti sapevano, in silenzio.
Garage Olimpo racconta la storia di una di queste vittime, Maria, maestra in una favela e militante in un' organizzazione opposta al regime, rapita sotto gli occhi della madre impotente da un gruppo di militari in borghese e imprigionata in uno squallido sotterraneo (il garage olimpo del titolo) adibito a campo di concentramento, nel pieno centro di Buenos Aires. Durante questa terribile prigionia, Maria scopre che uno dei propri carnefici non altro che Felix, un ragazzo innamorato di lei che vive in una camera in affitto proprio nella casa di sua madre. Tra i due, a poco a poco, nasce un rapporto disperato, fatto di menzogne e di reciproca dipendenza. Felix fa tutto quello che è possibile per alleviare la terribile e perversa condizione di Maria, pretendendo però di essere amato e trattando la ragazza come una bambola con cui è lecito fare tutto. Per Maria invece, Felix è l' unico flebile spiraglio di luce, l' unica speranza di salvezza e di scampo alle periodiche eliminazioni dei detenuti non più utili, cui viene fatto credere che verranno trasferiti in carceri regolari, e che invece vengono narcotizzati e lasciati cadere nell' oceano. Ma la situazione precipita verso l' inevitabile e tragico finale quando Tigre, il generale a capo del garage, viene ucciso in un attentato: la rappresaglia che ne segue travolgerà entrambi i protagonisti.
Disperato e per nulla consolatorio, Garage Olimpo è un film che porta con sè un incessante senso di verità e di denuncia che non arretra davanti a nulla, descrivendo con perizia e precisione qual' è veramente il significato dell' essere un desaparecido, di vivere come uno schiavo senza avere una colpa e nessun diritto al quale appellarti, dimenticato dai più e ignorato dai molti: prigioniero all' interno della propria città, prigioniero delle stesse persone con cui si vive abitualmente, incarcerato e torturato nel pieno centro del luogo sotto gli occhi di tutto il mondo (nel 1978, anno in cui è ambientato il film, si giocavano i campionati del mondo di calcio proprio in Argentina). Marco Bechis, regista italo-cileno già autore dell' apprezzato "Alambrado", gira il film quasi rivivendo la propria esperienza personale, quando fu prigioniero di uno di questi lager nel 1977.Grazie all' appoggio dei propri genitori e al fatto che avesse abbandonato da tempo i movimenti sovversivi, Bechis fu rilasciato ed espulso dall' Argentina. Il regista ricostruisce fedelmente il sotterraneo nel quale era segregato anche grazie all' aiuto di numerosi sopravvissuti, parenti o amici di desaparecidos, utilizzando come oggetti di scena veri oggetti e vestiti a loro appartenuti, in modo tale da mettere gli attori a confronto con un qualcosa di fisicamente reale e già vissuto da unaltra persona: non un interpretare ma quasi un rivivere le esperienze dei desaparecidos. Per questo, tutto il film è stato girato sequenzialmente, dalla prima all' ultima scena, non permettendo mai agli attori di leggere la sceneggiatura per intero ma dando loro le scene da interpretare solamente giorno per giorno. Garage Olimpo rispecchia stilisticamente le proprie tematiche: dove il sotterraneo reale e quasi documentaristico nella sua perfetta ricostruzione, girato con uno stile sporco e con la luce naturale delle scarse lampadine, le scene in superficie sono più curate, formalmente precise e girate come ci si aspetterebbe da un film classico, quasi a sottolineare lo stato di finzione e menzogna che si viveva per le strade di Buenos Aires durante la dittatura di Videla. D' altronde, le insistenti e oppressive inquadrature aeree vogliono in primo luogo dare un senso di oppressione della città con le sue geometrie perfette e le sue linee perfettamente orizzontali, un senso di controllo che prende tutti nella propria morsa, e in secondo luogo richiamare quella visione dall' alto di un aereo, simbolo di morte ricorrente nel film. In quest' atmosfera di triste verità, l' orrore delle camere di tortura è solo suggerito, ascoltato, intuito tra le note di dolcissime canzoni e telecronache sportive uscite dalla scalcinata radio del garage olimpo, e nonostante questo, nulla è nascosto di quest' orrore, senza mai che sia mostrato. Infatti, come dice Bechis, come fa il cinema a raccontare qualcosa di così intimo?, la risposta è che si può solo raccontare la meccanica dell' intenzione violenta poichè la violenza è soggettiva e quindi impossibile da rappresentare. Quindi, mostrando i gesti e una quotidianità così terribile quanto banale, come il timbrare un cartellino prima di entrare in una sala di tortura, Garage Olimpo non parla solamente dell' Argentina, ma anche del cuore umano: del lato oscuro che permette la genesi e la proliferazione di queste gesta efferate e il tacito consenso che porta all' accettazione e alla giustificazione. E anche, riducendo allosso tutti i tipi di caratterizzazioni geografiche, la vicenda resa è universale, a voler dire che ciò che successo in Argentina negli anni '70 non un qualcosa di così lontano e anomalo, bensì un fatto ricorrente, che è accaduto e continua ad accadere, ovunque. Quindi Garage Olimpo acquista quell' universalità che permette il distacco dal semplice concetto di film di denuncia e si fa vero e proprio discorso metafisico, sull' orrore e sulla cancellazione, anche fisica, del ricordo. Argomento che anche il fulcro della pellicola successiva di Bechis: "Figli/Hijos" nelle sale in questi giorni, vero e proprio film generato da Garage Olimpo sia temporalmente (l' azione si svolge nel 2001) che tematicamente (in quanto i protagonisti sono figli di desaparecidos). "Figli/Hijos" racconta dell' impossibilità di cancellare le violenze del primo film, di come sia pericoloso e difficile nascondere il passato e dell' inevitabilità di fare i conti, prima o poi, con esso. Di quanto perciò sia sbagliato dimenticare ciò che è stato, cercare di assolvere i carnefici o fare in modo che il tempo, lentamente, cancelli o smussi il ricordo dei misfatti. Esattamente quello che è successo in Argentina, dove i responsabili della morte di 30.000 persone camminano ancora liberi per le strade di Buenos Aires.
 
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