Titolo originale: GADJO DILO Regista: Tony Gatlif Data: 1997
 | | Titolo: | Gadjo Dilo - lo straniero pazzo | | Titolo originale: | GADJO DILO | | Anno: | 1997 | | Regia di: | Tony Gatlif/td> | | Nazionalità: | Francia | | Durata: | 100' | | | | | Sceneggiatura: | Tony Gatlif | | Fotografia: | Eric Guichard | | Effetti: | F | | Musiche: | | | Contatti: | | | | | Cast: | Romain Duris, Rona Hartner, Izidor Serban, Ovidiu Balan | | | | | Indirizzo sito ufficiale : | | Note/Curiosità:produzione Princes film/Sacem
distribuzione Mikado
Vincitore del Pardo dargento al Festival di Locarno del97
| Disponibile anche in | Il Gadjo (straniero in lingua rom) in questione Stphane, giovane musicologo parigino, partito alla volta della Romania in cerca di notizie su una cantante rom, Nora Luca, conosciuta attraverso una cassetta ereditata dal padre prima che questi morisse. Spinto forse pi da spaesamento esistenziale che da interesse professionale, Stphane comincia la sua peregrinazione tra i villaggi della Valacchia fino a giungere, infreddolito e con un pesante fardello sulle spalle, nel paese di Balanti, comunit rom a 60 chilometri da Bucarest, in mezzo alla steppa innevata. Non ha un luogo in cui dormire, Stphane, ma trova a soccorrerlo Izidore, lubriacone del paese, che gli offre riparo e vodka a volont, rendendolo partecipe delle sue sbronze per quella notte. Al (pesante) risveglio, il musicologo si trova circondato dalla folla urlante degli abitanti, il cui primo istinto, vedendolo cos conciato, quello di saltargli addosso, dandogli del ladro di polli o addirittura del violentatore. Ma lostilit si stempera velocemente. Grazie anche allaiuto di Izidore, Stphane trascinato tra diffidenze sempre minori nella vit quotidiana della comunit: un nuovo mondo per il naufrago della civilt occidentale.
Eun mondo che travolge i sensi del nuovo arrivato, fatto com di danze vorticose, musiche vitalissime e di una disordinata spensieratezza, che riesce a nascondere (almeno allinizio) lamarezza e il dolore che gli abitanti della comunit si portano dietro.
Non si chiedono gli zingari chi sia Stphane, giunto fin a loro sulle tracce di una voce. E sembra volerlo dimenticare egli stesso, in fuga dal suo passato e sempre pi assorbito dalla nuova cultura. Ecominciato per lui una sorta di viaggio iniziatico che quasi fatalmente lo condurr attraverso le esperienze fondamentali
di amore e morte. Lamore per Sabina, sensuale ballerina gitana e la morte di Adriani, il figlio di Izidore, linciato dagli abitanti non-rom del paese vicino incapaci di accettare i vicini rumorosi con cui pure fingono di convivere da anni.
Il film chiude lideale trilogia sui Rom del regista Tony Gatlif, algerino di sangue gitano, dopo due opere passate praticamente inosservate in Italia: Luomo perfetto, che pure fu premiato al festival di Taormina dell83 e Latcho Drom, che addirittura non merit nemmeno la distribuzione nelle sale. Se molte volte il cinema ha tentato di avvicinarsi al mondo degli zingari, perlopi accontentandosi di fare di quel mondo uno sfondo o al massimo un pretesto per altre storie, Gadjo Dilo riesce davvero a fare luce su una realt culturale e sociale. Lattenzione ai rituali, ai valori e allabbigliamento dei personaggi quella di un antropologo e latmosfera gipsy non sprofonda mai nel folkloristico. Gatlif, pur non avendone il talento visionario, fa venire in mente i film di Kusturica, per lambientazione e le musiche travolgenti. Ma se nei film dellautore balcanico latmosfera quella di una fiaba (contemporanea, ma pur sempre una fiaba), qui invece il regista da spessore ai suoi personaggi, li rende credibili. Sceglie per le comparse del villaggio e per il ruolo del vecchio Izidore attori rom non professionisti e, pur non evitando del tutto stereotipi o didascalismi, fa capire di conoscere bene il mondo che descrive.
E lidea centrale di rovesciare il punto di vista occidentale, mettendo il francese di buona famiglia al centro degli sguardi diffidenti degli zingari, che poi lo accettano generosamente tra loro, non nasconde le debolezze ed i difetti di un popolo che da secoli, nel suo essere fedele a sestesso rimane condannato allodio di chi se ne tiene a distanza. A cura di Federico Ferrone - Equipe Cineforum Stensen
| | | |