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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Frankenstein PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Frankenstein
Regista: James Whale
Data: 1931



frankenstein
Titolo: Frankenstein
Titolo originale: Frankenstein
Anno: 1931
Regia di: James Whale
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 71'
   
Sceneggiatura: John Balderston, Francis E.Faragoh, Garret Fort, Robert Florey
Fotografia: Arthur Ederson
Effetti: Jack Pierce
Musiche: Bernhard Kaun

 
Cast:

Boris Karloff, Colin Clive, Mae Clarke, John Boles


 





E' forse superfluo ricordare la vicenda narrata da Frankenstein, unico romanzo di Mary Wollstonecraft Shelley cui è attribuita una genesi leggendaria che lo vorrebbe composto in una sola notte del 1816 per una scommessa ingaggiata col marito Percy Byshe Shelley, Lord Byron e il suo segretario Polidori, l'autore de Il vampiro. Più interessante è ricordare che il titolo completo del romanzo era Frankenstein o il Prometeo moderno. Il sottotitolo, pur didascalico, aiuta a ricollocare l'opera come capostipite di una generazione di opere letterarie e filmiche che riprendono l'antica aspirazione demiurgica dell'uomo. Aspirazione che quasi sempre, nella sua rappresentazione, è ammantata da una condanna morale per chi si voluto sostituire alla divinità creatrice.
L'esperimento del dr. Frankenstein (che, è bene ricordarlo, è il demiurgo e non la creatura, sebbene quest'ultima abbia finito per prenderne il nome in numerose versioni filmiche) infatti fallirà: non solo per la folle utopia di voler creare la vita, ma soprattutto per la volontà di determinarla e controllarla. Assemblando cadaveri trafugati, per errore lo scienziato innesterà al mostro il cervello di un criminale, determinandone la natura malvagia e ingestibile.
Ciò avveniva prima della scoperta del DNA, ma a giudicare da tutto il cinema di fantascienza successivo, quasi mai i registi si sono posti in una posizione di incoraggiamento nei confronti delle tecniche di riproduzione genetica, sempre timorosi delle sue derive incontrollate.
La sceneggiatura di questa versione di Frankenstein risale al 1931 e si ispira a una celebre riduzione teatrale del libro, portata in scena da Peggy Webling a Londra e New York. Il suo regista, il londinese James Whale, si era trasferito ad Hollywood in quegli anni, chiamato dalla Universal a dirigere quattro film di ambientazione fantastica, di cui Frankestein sarebbe stato il primo. Gli ultimi, tormentati, giorni della sua vita sono raccontati in un bel film del 1998, Gods and monsters (Demoni e dei in Italia).
Frankenstein appare mentre sta tramontando la fondamentale fase del cinema espressionista tedesco, rinnovandola. Il passaggio dai set europei a quelli di Hollywood rivoluziona il filone fantastico, che continua ad attingere al repertorio letterario gotico, ma lo filtra attraverso occhi nuovi, quella di una scienza rivoluzionaria le cui prospettive appaiono già da allora illimitate. La fotografia para- espressionista curata da Arthur Ederson, garantisce comunque una continuità visiva con quella felice stagione cinematografica.
Molte le sequenze celebri, alcune oscurate dalla censura e tali da provocare lo sdegno di una parte della critica, dall'omicidio della bambina al linciaggio finale, ma il film servì soprattutto per imporre nella storia del cinema e nell'immaginario collettivo il volto della creatura, impersonata dal britannico Boris Karloff. La sua maschera, creazione del truccatore Jack Pierce, è divenuta il modello a cui si sono ispirate tutte le successive riduzioni e filiazioni del romanzo, dai fumetti ai costumi di carnevale, oltre che il riferimento obbligato per i riadattamenti cinematografici. Tra questi va ricordata quella del '57 di Terence Fisher, che restituisce il punto di vista originale del libro, mettendo al centro della vicenda lo scienziato rispetto alla creatura- vittima e insistendo sulla malvagità assoluta del creatore, interpretato da Christopher Lee. In seguito, se si esclude la geniale parentesi di Frankenstein junior di Mel Brooks, da ormai 40 anni il cinema attende di riconciliarsi con il personaggio di Mary Shelley, divenuto velocemente un facile pretesto per fiacchi prodotti commerciali o per horror a venature erotiche. E anche per questo che, a settantanni di distanza, la versione di James Whale rimane, pur non essendo la primissima (esistono adattamenti risalenti al cinema muto) un capostipite insuperato.


A cura di Federico Ferrone

 
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