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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Frankenstein Junior PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Young Frankenstein
Regista: Mel Brooks
Data: 1974




Titolo: Frankenstein Junior
Titolo originale: Young Frankenstein
Anno: 1974
Regia di: Mel Brooks/td>
Nazionalità: USA
Durata: 106 min.
   
Sceneggiatura: Mel Brooks, Gene Wilder
Fotografia: Gerard Hirschfeld
Effetti: FHal Millar, Henry Millar
Musiche: John Morris
Contatti:  
Cast:

Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, Madeline Kahn, Gene Hackman

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Curiosità
- Per le scene ambientate nel laboratorio di Frankenstein Mel Brooks ha addirittura utilizzato le scenografie originali dell’operal di James Whale, custodite negli Studios della Universal nonch? materiale proveniente da altri film degli anni trenta reperiti presso le varie mayor.
- L’attore che interpreta l’eremita cieco è un irriconoscibile Gene Hackman.

Disponibile anche in

Terzo film di Mel Brooks, Frankenstein Jr è un appassionato omaggio, prima ancora che una parodia, al cinema horror degli anni Trenta, al “Frankenstein” di James Whale, con Boris Karloff nel ruolo indimenticabile del Mostro, di cui riprende in modo magistrale le atmosfere, le musiche, la fotografia, l’uso sapiente del bianco e nero.  I riferimenti a celebri sequenze dei film originari sul personaggio inventato dal Mary Shelley sono tanti e tali da essere una gioia per il cinefilo, il quale può sbizzarrirsi in una vera e propria caccia alle  citazioni nascoste.
Il giovane docente universitario Frederick Frankenstein (Gene Wilder), nipote del celebre scienziato pazzo, è un medico moderno, profondamente scettico sui metodi del nonno, dalla cui sinistra fama cerca in ogni modo di dissociarsi, arrivando financo ad americanizzare la pronuncia del proprio cognome nel tentativo di negare le proprie radici. Tuttavia, come si troverà ad ammettere lo stesso protagonista, al proprio destino non si può sfuggire ed il dottor Frankenstein (junior) si ritroverà presto in Transilvania, in un cupo castello abitato da una gelida domestica e da un servitore deforme,  a ripercorrere le scivolose orme dell’avo.
I pochi difetti del film ( trama frammentaria, palesemente al servizio dei singoli siparietti  comici, alcune cadute di stile nelle battute finali) divengono secondari rispetto alla straordinaria capacità inventiva del regista, capace di sublimare dalla tradizione cinematografica degli anni Trenta gli elementi essenziali per tramutarli in una parodia puntuale  e pungente, sfociante nella satira di costume. L’humour nero che caratterizza il film emerge già nella prima inquadratura, con uno strepitoso e surreale tira-e-molla per il possesso del testamento tra il notaio Rosenthal ed il cadavere ormai scheletrito del defunto Viktor Fankenstein. Nello spazio di pochi secondi lo spettatore si trova catapultato da una atmosfera dark alla gelida asetticità di un aula universitaria, dove raziocinio e scienza paiono (ma presto il trucco viene svelato) trionfare su oscurantismo ed imbroglio. La vis comica del film si basa essenzialmente sull’incontro, scontro e fusione tra persone e filosofie di vita contrapposte, tra scienza e stregoneria, tra candore e furbizia, tra frigidità e voluttuosità, tra morte e vita. La serietà ed il candore  professionale e morale del giovane Frankenstein fanno da contrappunto all’humour maligno e sagace del servitore “Aigor”, essere sciancato dalla gobba mobile e dagli occhi divergenti interpretato in modo magistrale da Marty Feldman; alla gelida alterigia di Elizabet ( Madeline Kahn), fidanzata “ perbene” del protagonista si contrappone la spontanea e calda sensualità di Inga, l’assistente transilvana del giovane Frankenstein; il duro Ispettore Kemp, poliziotto irrigidito nel fisico dalle protesi e nella mente dall'ottusità conformista ha come antagonista il Mostro, gigante artificialmente assemblato e  dal cervello “ab-norme” ma in grado di amare più di molti “normali”.
A cura di Ilaria Nannini
 
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