Titolo originale: East Is East Regista: Damien ODonnell Data: 1999
 | | Titolo: | East Is East | | Titolo originale: | East Is East | | Anno: | 1999 | | Regia di: | Damien ODonnell/td> | | Nazionalità: | Gran Bretagna | | Durata: | 100' | | | | | Sceneggiatura: | Ayub Khan Din | | Fotografia: | Brian Tufano | | Effetti: | FMichael Parker | | Musiche: | Deborah Mollison | | Contatti: | | | | | Cast: | Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Archie Panjabi, Emil Marwa | | | | | Indirizzo sito ufficiale : | | Note/Curiosità:Produzione Leslee Udwin distribuzione European Academy Distribution | Disponibile anche in | Inghilterra, anno 1971: massicci flussi migratori dell'ex-impero coloniale britannico cominciano a popolare il territorio inglese. Siamo a Salford, sobborgo operaio nei pressi di Manchester, dove il pakistano George Khan ha sposato la biondissima Ella e con lei gestisce il più british degli esercizi: un chioschetto di fish & chips. Dal loro matrimonio sono nati sei figli maschi ed una femmina: all'apparenza idilliaco, in realtà il processo di integrazione culturale è lungi dall'essere digerito. Mentre per le strade imperversano i proseliti xenofobi e anti-immigrazione di Enoch Powell, anche nella famiglia Khan si scontrano il desiderio di assimilazione e il rispetto per la tradizione. Il capofamiglia, infatti, pretende dai suoi figli devozione assoluta per le usanze del suo paese, ivi incluse circoncisione per i maschi e sari obbligatorio per la ragazza, astensione dalla carne di maiale e deferenza per gli zii paterni, emigrati a Bradford (divenuta Bradistan per l'apporto demografico pakistano). Centro della discordia il matrimonio dei figli, che il padre pretende di organizzare senza chiedere il consenso dei diretti interessati, come (secondo la tradizione musulmana) e quando (il più presto possibile) vuole. Ai sette non potrebbe fregare di meno delle imposizioni: il primogenito gay fugge di fronte all'altare per diventare stilista affermato nella Londra pop e un po' trash di quegli anni e gli altri sei si dividono allegri tra notti in discoteca, flirt con bionde inglesi e scorpacciate di hot-dog. La madre, inevitabilmente, fa da argine tra i due blocchi, ma i figli crescono e si avvicina il momento dello scontro. Giocato sui toni della commedia che non rinuncia talvolta alla riduzione a macchietta di qualche personaggio, “East is East” rivela a tratti, e nel finale in particolare il volto duro dello scontro tra culture. Il fastidio pacifico e l'accondiscendente ubbidienza della famiglia per le manie paterne si mutano infatti in rabbia e rancore quando il padre-padrone annuncia i preparativi per il matrimonio al buio di altri due figli. E nella resa dei conti finale sarà il duro patriarca a soccombere dinanzi all'estremo rifiuto della famiglia, guidata da una madre ormai esasperata che si lascia andare, nella frase più citata del film a un "Ti ho dato sette figli e non starò a guardare che li distruggi solo perchè sei un lurido porco". Lungometraggio d'esordio di Damien O'Donnell, su sceneggiatura di Ayub Khan-Din da una sua pièce teatrale rappresentata con successo al Royal Court Theatre di Londra, il film è stato accolto con grande favore dal pubblico inglese dopo la calorosa accoglienza al festival di Cannes del 1999. Insieme a Sammie e Rosie vanno a letto di Stephen Frears, sceneggiato dallo scrittore di culto anglo-pakistano Hanif Kureishi, East is east forse il più divertente e accessibile dei molti film britannici che descrivono lo shock derivante dall'incontro tra Inglesi indigeni e immigrati pakistani. E il finale, che riconcilia un po' prevedibilmente le parti, è il tributo da pagare alla sostanziale leggerezza del film. Leggerezza che è il pregio e il difetto di un'opera dal gusto, in realtà, molto inglese, che pur senza approfondire, diverte e incuriosisce, e ha una delle sue forze nella recitazione del protagonista, l'indiano Om Puri . Perfetto nel rendere lo spaesamento e la ridicola rigidità di George (ormai per tutti Gengis) Kahn, Puri giganteggia in un ruolo rovesciato rispetto a quello dell'interessante Mio, figlio fanatico di Usdayan Prasad, dove impersonava il padre arrendevole e inserito di un giovane fondamentalista islamico.
A cura di Federico Ferrone | | | |