Titolo originale: Dolls
Regista: Takeshi Kitano
Data: 2002
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| Titolo: |
Dolls |
| Titolo originale: |
Dolls |
| Anno: |
2002 |
| Regia di: |
Takeshi Kitano |
| Nazionalità: |
Giappone |
| Durata: |
113 min. |
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| Sceneggiatura: |
Takeshi Kitano, Yohji Yamamoto |
| Fotografia: |
Katsumi Yanagijima |
| Effetti: |
Takeshi Kitano |
| Musiche: |
Joe Hisaishi |
| Contatti: |
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| Cast: |
Kyoko Fukada, Norihiro Isoda, Tsutomu Takeshige, Chieko Matsubara, Miho Kanno, Hidetochi Nishijima, Iatsuya Mihashi |
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| Indirizzo sito ufficiale : |
| http://office-kitano.co.jp/dolls/ |
| Note/Curiosità: |
Disponibile anche in |
Quattro storie che si incrociano, che si toccano senza mai influenzarsi, quattro coppie che si cercano, dimentiche della propria affinità, quattro colpi per uccidere un fratello, quattro in risposta, due a due. Quattro oggetti fucsia per Sawaco, giocattoli pieni di fascino, sospesi tra la vita non cosciente ed il rischio di morire. Quattro stagioni da attraversare, legati da un filo rosso che cresce e si rafforza lungo il cammino. Quattro occasioni per il nuovo re del noir giapponese per riprendere fiato, ripulire lo sguardo, risvegliare la poesia più profonda. Lento, come ogni gesto dovrebbe essere perchè se ne possa cogliere il gusto, il senso e le inevitabili conseguenze, Dolls si dipana, tra narrazione ed astrazione, come il filo che tiene uniti i due protagonisti. In comune tra tutte le coppie c'è l'errore, inconsapevole quanto irreparabile, di essersi fatti sfuggire la prima occasione: l'Amore ha bussato alla loro porta e loro l'hanno lasciato scivolare lontano. Duro, interminabile ora il cammino per riconquistarlo e se il sentimento non muore, a mancare la capacità di riconoscerne l'oggetto. Sublime, bellezza estrema di ciò che è morente, estremo fulgore di ciò che presto non sarà più. Dalla pioggia di petali di ciliegio al letto di foglie d'acero sul limitare dell'inverno, per concludere con l'ultima, lunga camminata nella neve, condensazione e fissazione di quel mare che nei precedenti film innegabilmente e fascinosamente morte. Kitano riprende il tema caro all'arte ed al pensiero giapponese (e non solo) del rapporto tra bellezza e morte, dell'inevitabile fascino per ciò che cerca di lasciare l'ultima traccia nella memoria del mondo. Astratto: significante condensato in forme, tempi, spazi. Ripetizione dissimulata di frammenti, rifrazioni passate e future di una vicenda perduta, di una realtà ridotta a sogno. Il Bunraku si fà nazione e scenario, il legno si trasforma in carne e soffre per ciò per cui la marionetta ha già pianto. Gli amanti legati percorrono le strade di Yamato raccogliendo ogni granello di sabbia perduto e ricostruire la memoria dell'amore ed esauriscono la loro esistenza nella loro stessa funzione, in quella neve che va ad opporsi ed a fondersi ed a rigenerarsi con le nere quinte del teatro, mentre i protagonisti vengono messi da parte, appesi ad un chiodo come "bambole" dopo lo spettacolo e le marionette li osservano e ci osservano, vere narratrici di questa storia.
A cura di
Valeria Cicerone |
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