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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Dogville PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Dogville
Regista: Lars Von Trier
Data: 2003



dogville
Titolo: Dogville
Titolo originale: Dogville
Anno: 2003
Regia di: Lars Von Trier
Nazionalità: Danimarca/Svezia/Francia/Norvegia
Durata: 165 min.
   
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Effetti: FMolly Marlene Stensgard
Musiche:
Contatti:  
Cast:

Nicole Kidman, Harriet Andersson, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr, Paul Bettany, Chloe Sevigny, Patricia Clarkson

Indirizzo sito ufficiale :
www.dogville.dk

Note/Curiosità:

Disponibile anche in

C'è qualcosa di marcio nel regno di Danimarca, o forse meglio, negli U.S.A. Sì, perchè, parafrasando l'affermazione di Amleto si ottiene con buona approssimazione la sintesi più rispondente del pensiero di un suo eccentrico ed eclettico connazionale: Lars Von Trier.
Ritenuto uno dei principali cineasti che ha sfornato l'ultima generazione Von Trier non delude le attese pur suscitando l'ennesima bagarre alimentata dalle critiche dei detrattori che lo accusano di parlare di un paese, gli Stati Uniti, nel quale non ha mai messo piede.
Dogville ( un nome che anticipa un giudizio morale ) è una sperduta cittadina americana degli anni trenta, che vede turbati i suoi consolidati equilibri con l'arrivo di Grace, avvenente quanto spaesata fanciulla, inseguita da alcuni killer. Grazie alla mediazione di Tom, che scorge in lei un provvidenziale strumento nella missione di educare Dogville all'ccettazione, Grace ottiene la protezione dei paesani. La cittadina che sembra accoglierla con ospitalità delude presto la fiducia che la ragazza ha riposto in essa. Si consuma, in questo panorama, progressivo ed ineluttabile il dramma di Grace , accompagnato dalla voce, delittuosamente imparziale, di un narratore onnisciente, con uno stile da romanzo francese del settecento (che richiama il kubrickiano Barry Lyndon). Grace dondola come una mela sul giardino dell'Eden, così rigonfia che i succhi gocciolano ed ogni cittadino a turno addenta questo frutto quasi a rinnovare la scelta dei progenitori, illuminando in una sorta di danza macabra la faccia oscura dell amena cittadina.
Viene da chiedersi perchè Thomas More abbia chiamata la sua lontana isola della felicità Utopia - in nessun luogo. Von Trier adotta una scelta scenografica radicale di evidente impianto teatrale in cui il cielo un tetro telone nel quale un pallido sole illumina le vicende, gli spazi sono tracciati sul palcoscenico con pochi segni di gesso ed esprimono ambienti disincarnati appena abbozzati. Un'ambientazione essenziale caratterizzata dall'assenza di muri che evidenzia la cecità morale dei cittadini. Sono questi gli strumenti linguistici di un nuovo approccio alla settima arte che fonde insieme cinema, teatro e letteratura, che Von Trier chiama cinema fusionale . Non è un film di facile digestione. Grace soffre soffrendo. E' il dito che indugia dentro la piaga aperta nel tessuto sociale. Scandaglia le profondità dell'animo umano gettando luce sui suoi più angusti recessi e marca la difficoltà di deglutire l'amaro boccone delle ipocrisie di una città, nella quale anche i bambini sono mefistofelici, che è lo specchio del degrado al quale può arrivare l'umana natura . Impossibile astenersi dal prendere posizione. C'è chi ha sostenuto che solo l'inutilità del primo diluvio impedisca a Dio di mandarne un altro. Sembra quasi che Von Trier oltre a scuotere le coscienze voglia insinuare un interrogativo : che la Sua scorta di pazienza non sia infinita ?

A cura di :
Leonardo Paroli
 
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