Titolo originale: Deserto rosso Regista: Michelangelo Antonioni Data: 1964
 | | Titolo: | Deserto rosso | | Titolo originale: | Deserto rosso | | Anno: | 1964 | | Regia di: | Michelangelo Antonioni/td> | | Nazionalità: | Italia - Francia | | Durata: | 120 min. | | | | | Sceneggiatura: | Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra | | Fotografia: | Carlo Di Palma | | Effetti: | F | | Musiche: | Giovanni Fusco, Vittorio Gelmetti | | Contatti: | | | | | Cast: | Monica Vitti (Giuliana), Richard Harris (Corrado), Carlo Chionetti (Ugo), XeniaValderi (Linda), Aldo Grotti (Max), Rita Renoir (Emilia) | | | | | Indirizzo sito ufficiale : | | Note/Curiosità:Il restauro. Il negativo presentava righe, macchie nere, rotture della perforazione e in alcuni casi abrasione della gelatina. Non c’erano fotogrammi mancanti ma era necessario, dato che si trattava di un negativo a colori (e soprattutto per la particolare natura del film), procedere nelle stampe al bilanciamento originario del colore, recuperato dal direttore della fotografia Carlo Di Palma dopo diverse prove. Il filtraggio del sonoro ha interamente rimosso il pesante e fastidioso fruscio di fondo.
The restoration. The negative had scratches, white spots, broken perforations and emulsion abrasions in some places. While there were no missing frames, it was necessary, since we were dealing with a colour negative (particularly because of the nature of the film), to print the original balancing of the colours, which was restored by the director of photography, Carlo Di Palma, after a number of tests. The annoyingly loud background crackle was removed by filtering the sound. | Disponibile anche in | Primo film a colori di Antonioni, Deserto Rosso è stato restaurato da Mediaset in collaborazione con la Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale e il Comune di Ravenna. La pellicola è uno straordinario esperimento visivo che ha coinvolto Antonioni e il direttore della fotografia Carlo Di Palma in otto mesi di prove tecniche e quattro di riprese durante le quali la città di Ravenna è diventata lo sfondo di un’incessante trasformazione cromatica ottenuta sia attraverso l'adozione di soluzioni tecniche d'avanguardia, sia di vere e proprie colorazioni del paesaggio. Strade e boschi sono stati dipinti di colori originali, la nebbia artificiale è stata riprodotta sul set là dove non era presente naturalmente. Il restauro, completato con la collaborazione dello stesso Di Palma, ha riportato la pellicola ai colori originali. L'idea alla base del film, che vinse il Leone d'oro a Venezia nel 1964, era quella di esplorare il rapporto tra l'ambiente e l'insediamento umano in un territorio a forte industrializzazione attraverso gli occhi di una donna, interpretata da Monica Vitti, sofferente di una nevrosi profonda e sfuggente. Ogni sfumatura cromatica diventa un segnale emotivo, ogni scenografia lo schermo sul quale si disegna un sentimento di angoscia e rassegnazione che le parole non riescono a catturare ed esprimere. "Forse il più straordinario e magnetico film di tutta la carriera di Antonioni" ha scritto il critico inglese di tendenza David Pirie; quello in cui ogni gesto - ha scritto di recente lo studioso francese Raymond Bellour -, possiede un peso "minimo ma immenso". A più di trent'anni di distanza, la visione del film ci consegna oggi la lezione di una possibilità di costruire un linguaggio visivo astratto come quello della musica, fatto solo di forme, luci e colori, che è un sogno inscritto nel cinema sin dalle sue origini.
Antonioni’s first film in colour, Deserto Rosso has been restored by Mediaset in collaboration with the Scuola Nazionale di Cinema-Cineteca Nazionale and the Ravenna Municipal Council. The film represents an extraordinary visual experiment that involved Antonioni and the director of photography, Carlo Di Palma, in eight months of technical tests and four months of shooting, during which time the town of Ravenna provided the background for a never-ending transformation of colour, using highly-advanced technology and the natural colours of the countryside. The streets and woods were represented in their natural colours while the artificial fog was produced on the set, since there was no natural fog available. The restoration work was carried out with the collaboration of Carlo Di Palma himself, and resulted in the original colours being restored to the film. The basic idea of the film, which won the Leone d’oro at Venice in 1964, was to explore the relationship between the environment and a highly industrialised town through the eyes of a woman, played by Monica Vitti, who suffers from a deep, elusive neurosis. Every chromatic tone becomes an emotional signal, while every scene is a canvas on which is painted a feeling of anguish and resignation that words cannot capture nor express. “Possibly the most extraordinary and magnetic film that Antonioni made in his career”, as the English film critic David Pirie remarked, and one where every gesture contains a “minimum but immense” weight, as the French scholar Raymond Bellour recently wrote. Watching the film today, more than thirty years after its release, it is a lesson in how to construct an abstract visual language similar to music but made up only of shapes, light and colour, something which has been the dream of cinema since its very origins. | | | |