Nel film viviamo la storia di due giovani profughi afgani, Jamal (il più piccolo) ed Enayatullah, che partono da Peshawar nel tentativo di raggiungere Londra. Enayat è "affidato" al suo giovane cugino Jamal che conosce l’inglese: potrà impararlo durante il loro lungo viaggio….
Un viaggio da incubo che ha inizio da uno dei tanti campi profughi causati dai bombardamenti (come il regista non manca di ricordarci ad inizio film) e si sviluppa lungo
l’antica Via della seta, oggi diventata la via della speranza per milioni di persone. Dal Pakistan all’Iran, da Theran alla Turchia, i due vivono una moderna Odissea con la speranza di poter raggiungere la loro meta. Molti sono i momenti drammatici che i due si trovano ad affrontare: uno su tutti quello dell’ attraversamento a piedi del confine turco-iraniano, tra la neve gelida e l’ancor più terribile voglia di arrendersi alle difficoltà. I due protagonisti sapranno comunque farsi forza a vicenda e non si separeranno fino a che non sarà il destino a deciderlo. Uno dei pochi momenti "leggeri" del film è la partita di calcio fra due squadre di profughi su una spiaggia, proprio a pochi passi dal Canale della Manica. Ma qua siamo ben lontani dalla stessa scena vista anche in un film di Salvatores: qua il vero "goal" è la libertà. Passando di paese in paese, di lingua in lingua con mezzi di trasporto sempre più scomodi e angusti i due giovani vanno incontro alla loro storia personale.
Sono proprio queste le "cose di questo mondo" che il regista non ci vuol far dimenticare (anche se ci troviamo di fronte ad un’ennesima errata traduzione del titolo originale che si riferisce a una frase che Jamal pronuncia nel finale del film): il dramma di uomini che si rifiutano di accettare il loro destino, deciso da persone più potenti, che non si sono minimamente preoccupate delle loro vite. Vite che sono continuamente messe a repentaglio per inseguire il sogno dell’ Occidente, quello stesso Occidente che ha ridotto intere popolazioni ad una vita da fuggiaschi.
Il regista ha tratto spunto da una storia vera per raccontarci questa storia: il giovane protagonista Jamal ha dovuto davvero affrontare il terribile viaggio per raggiungere
l’Inghilterra. Si può dunque dire che in questo film la finzione si mescola incredibilmente con la realtà fino a far dimenticare allo spettatore che si trova in un cinema. Sicuramente aiuta a precipitare interamente nella storia il fatto che tutto il film sia stato girato con delle piccole macchine digitali e interpretato da attori non professionisti che parlano la loro lingua d’ origine.
Si tratta probabilmente di uno dei migliori film del regista Winterbottom: lui stesso (aiutato dallo sceneggiatore Grisoni), con una fotografia "sporca" e immagini "rubate e sobbalzanti", sembra chiederci di perdere la nostra consapevolezza delle radici e di immedesimarci totalmente nei due coraggiosi e ingenui protagonisti.
Impossibile non farlo….
A cura di:
Francesco Somigli