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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Confortorio PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Confortorio
Regista: Paolo Benvenuti
Data: 1992



confortorio
Titolo: Confortorio
Titolo originale: Confortorio
Anno: 1992
Regia di: Paolo Benvenuti
Nazionalità: Italia
Durata: 84 min.
   
Sceneggiatura: Paolo Benvenuti, Giuseppe Cordoni, Simona Fo?, Gianni Lazzaro
Fotografia: Aldo di Marcantonio
Effetti: F
Musiche:
Contatti:  
Cast:

Emidio Simini, Emanuele Carucci Viterbi, Franco Pistoni

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:

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Secondo lungometraggio del pisano P. Benvenuti, uno dei pochi registi italiani che può vantare per ogni suo film elogi ed entusiasmi dalla critica, Confortorio ci presenta temi ed atmosfere che ricorrono frequentemente nel suo cinema: il senso della trascendenza vissuto attraverso la tragicità dell'esistenza terrena che impone delle scelte, spesso irreversibili, tra fede e verità , tra vita e morte, personaggi e vicende basate sul realismo della storia (e del mito).
Ambientato nel Settecento, nella Roma barocca dei papi, il film ci propone la storia di due giovani ebrei, reo confessi di aver commesso un furto con effrazione. Dopo l'emissione della sentenza di morte, vengono affidati al provveditore della Confraternita di S. Giovanni Decollato (nel cui ambito esisteva la Congregazione del Confortorio, preposta al conforto dei condannati a morte e preposta a somministrare loro gli ultimi sacramenti). La notte precedente al giorno dell'esecuzione i due vengono separatamente sottoposti a pesanti ed umilianti vessazioni fisico-psicologiche, perchè si convertano al Dio dei Cristiani, salvando la propria anima.
Regista dallo stile severo, asciutto, essenziale, Benvenuti parte come sempre dalla fedele ricostruzione storica per avventurarsi nell'ambito del mito. La Storia la cornice che ci permette di inquadrare in maniera fedele il mondo della curia di Roma nel XVIII secolo: contrariamente all'avanzato ruolo culturale e cosmopolita della città, l'amministrazione della giustizia resta legata a ritualità medievali o da Inquisizione; le vessazioni psicologiche, la ritualità arcana, a tratti pre-storica, che pervade gli alti prelati fa da tragico sfondo all'avventura di questi due giovani ebrei (appartenenti dunque al popolo deicida...), che appare allora come un vero e proprio dramma dalla dimensione epica, mitica.
Questa coalescenza di Storia e Mito, sguardo cinematografico che si sviluppa sul doppio binario (quello diegetico-narrativo della Storia e quello del visibile appartenente al Mito), deriva a Benvenuti direttamente dal suo maestro, Rossellini, e dalla poetica visiva del Neorealismo che, come fa (rende, concretizza?) Benvenuti in Confortorio 50 anni dopo, trova nella quotidianità corale della Realtà e della Storia le tracce arcane del Mito e viceversa. Questa sorta di discesa agli inferi vissuta dai due protagonisti perciò sviluppata attraverso un'insistente unità di tempo, luogo ed azione. La dimensione temporale, che si esaurisce inesorabilmente in una notte (come se l'oscurità fosse la vera e propria dimensione) riproduce l'angoscia del soffocamento; i pochi luoghi del palazzo papale, spogli, sotterranei, labirintici avvolgono la storia in quell'atmosfera di claustrofobia (quasi dreyeriana); l'azione, che si riduce all'essenzialità dei dialoghi, in queste inquadrature ispirate alla pittura fiamminga, tagliate da una luce caravaggesca, appare perciò immersa in una sorta di rituale (riecco il Mito) codificato dal tempo, anzi fuori dal tempo.
Il rito si conclude nello spettacolo. Lo spettacolo della morte pubblica, dall'edificante quanto terribile efficacia pedagogica, che però non riesce a piegare le ragioni dell'uomo. Ebrei di nascita, i due sprovveduti, senza neanche una piena coscienza della propria identità, si riscattano moralmente nel tempo di una sola notte. La loro salvezza , alla fine, quella tutta umana di essere riusciti, in condizioni difficili, a non abdicare alla propria interiorità, alla fedeltà delle proprie radici. 

A cura di:
Marco Luceri
 
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