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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Come Harry divenne un albero PDF Stampa E-mail
Titolo originale: How Harry Became a Tree
Regista: Goran Paskaljevic
Data: 2001



come_harry_divenne_un_albero
Nazionalità:Italia/Irlanda/Gran Bretagna
Durata: 100 min.
Sceneggiatura: G.Paskaljevic
Fotografia: Milan Spasic
Effetti:
Musiche: Stefano Arnaldi

Cast:

Colm Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Kerry Condon


1924: in un'Irlanda messa in ginocchio da carestie e conflitti intestini, l'odio e la frustrazione del coltivatore di cavoli Harry Maloney trascinano nel baratro la vita di lui e di suo figlio.
Dopo la morte della moglie e dell'amato primogenito Patrick, ucciso nella guerra civile del '22, Harry ha deciso di ingannare la disperazione scegliendosi un nemico personale da perseguitare e sfidare.
"Molti nemici molto onore " diceva un motto di quegli anni, e allora Harry sceglie come avversario l'uomo più ricco e rispettato del villaggio, George O' Flaherty, commerciante e tutore di giovani orfane in età da marito. Con una di queste si sposa Gus, il timido figlio di Harry, ma il matrimonio è reso impossibile dalla follia di Harry che pretende che il figlio lo segua nel suo delirio mentre, pezzo per pezzo, distrugge la vita di George (e con essa anche la propria), a partire dagli affetti più cari.
Il regista Goran Paskaljevic, particolare non secondario, è di nazionalità serba e autore, tra le altre opere, di un bellissimo film sulla guerra nella ex Jugoslavia, "La polveriera" (1999). Da poco è tornato a vivere a Belgrado dopo alcuni anni trascorsi in Francia, dove si era trasferito quando, in seguito ad alcune dichiarazioni contro Milosevic, venne dichiarato "poco gradito" in patria.
Paskaljevic ha dichiarato che l'intreccio del film gli è stato ispirato da un'antica fiaba cinese e che il film sarebbe dovuto essere ambientato in Serbia ma, visti i problemi (diciamo così...) logistici ha spostato set e ambientazione dai Balcani in Irlanda. L'Irlanda, ha detto, perché è la terra di Beckett: luogo dove, come in questa storia, la tragedia si mescola allo humour.
L'Irlanda, ma qualsiasi teatro di guerra del mondo sarebbe andato bene; o perlomeno tutti i luoghi che da secoli si confrontano con nemici "storici".
Il film, che pure rielabora materiale tipicamente serbo, basti pensare al tema della ricerca di un nemico immaginario per garantire la propria sopravvivenza (ricordate i miti nazionalistici di cui si è nutrito il regime di Milosevic?) e alla caratterizzazione dei personaggi, simili a quelli de "La polveriera", un'opera sull'universalità dell'odio, le cui radici sono capaci di attecchire e crescere ovunque in modo simile. Soggetto cinese, troupe serba, attori irlandesi e produzione italiana: anche i credits sembrano confermare la vocazione universale della riflessione del film. Si tratta di un'opera che gioca sul grottesco e il cui centro lotta di Harry, ridicola e insensata nel suo annunciare una tragedia; razionalmente inspiegabile, eppure capace di trascinare al disastro tutti quanti le stanno vicini. Così è accaduto in Serbia e nei Balcani, dove l'enunciazione "ufficiale" di un odio ha eccitato e scatenato miriadi di rancori personali che, nutriti d'ignoranza, sono giunti addirittura a una guerra, cui non stato più possibile per nessuno opporsi.
E dopo aver soddisfatto le sue perversioni di vendetta, non resta ad Harry che rifugiarsi nel sogno ricorrente, quello che da il titolo al film e che vede il protagonista trasformarsi in un albero solitario in cima a una collinetta.
Perché se l'artista,come Paskaljevic o Kusturica, almeno secondo una visione romantica, è colui che nell'arte trova lo sfogo di paure e ossessioni anche morbose, cosa resta ai poveracci come Harry, quando non reagiscono con cieca violenza, se non una dimensione onirica, astratta dalla realtà, in cui rifugiarsi?

 
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