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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Certi bambini PDF Stampa E-mail
Titolo originale:
Regista: Andrea e Antonio Frazzi
Data: 2004




Titolo: Certi bambini
Titolo originale:
Anno: 2004
Regia di: Andrea e Antonio Frazzi/td>
Nazionalità: ITA
Durata: 94 min.
   
Sceneggiatura: Andrea e Antonio Frazzi
Fotografia: Paolo Carnera
Effetti: F
Musiche:
Contatti:  
Cast:

Gianluca Di Gennario, Carmine Recano, Arturo Paglia, Sergio Soli, Nuccia Fumo


Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
  • I registi fratelli Antonio e Andrea Frazzi hanno diretto per la TV Don Milani e Marcinelle
  • Nel 1988 un gruppo di docenti crea il progetto Chance per il recupero dei ragazzi che abbandonano la scuola media, in tre quartieri periferici di Napoli. Nella città, infatti ci sono 500 casi di abbandono scolastico l’anno, che si concentrano nelle zone più disagiate. Dopo la terza media la percentuale raggiunge il 30%, concentrata soprattutto nel primo anno degli istituti tecnici. Questi "maestri di strada"
  • Il film ha vinto la 39° edizione del festival internazionale del film di Karlovy Vary, nella Repubblica Ceca.
  • Il film si muove in una zona già esplorata dal nostro cinema contemporaneo. Per chi volesse approfondire, consigliamo la visione di: Vito e gli altri di Antonio Capuano, Baby gang di Salvatore Piscicelli e Pater familias di Antonio Patierno

Disponibile anche in

Andrea e Antonio Frazzi sono una delle migliori coppie di fratelli-registi in attività. Alternando la produzione televisiva al cinema, senza mai confondere le strutture dei due linguaggi (come troppe volte invece accade nel cinema italiano di oggi) nella costruzione narrativa delle loro opere, nel 1999 hanno realizzato il loro esordio per il grande schermo con Il cielo cade; per il loro secondo lungometraggio, ripartono da dove era terminato il film precedente, riproponendo ancora una volta sulla scena la crescita di un bambino in un ambiente difficile, in questo caso la periferia urbana di una città senza nome (in realtà è Napoli, come ben si evince dalle molteplici vedute del film). Tratto dal premiatissimo romanzo omonimo dello scrittore Diego De Silva, il film si muove però piuttosto autonomamente rispetto ai percorsi narrativi del libro. I Frazzi, insieme allo stesso De Silva e agli altri sceneggiatori, sviluppano la narrazione su un doppio percorso: nel primo, che per durata copre la gran parte del racconto, il protagonista Rosario è in metropolitana e sta andando a compiere il suo primo omicidio e nel secondo, che si nutre di molti elementi onirici, in cui si illustrano i tanti episodi della sua poco edificante vita. Il bambino, infatti in realtà ha la biografia di un adulto: compie furti, rapine, frequenta prostitute, beve e fuma, nella dissolutezza di una vita che è stata per sempre segnata dall’incontro con la criminalità, l’unico elemento organizzato presente nel territorio in cui lui abita.

Rosario ha, naturalmente, un pugno di amici con cui divide tutto, il lavori, i guadagni, le prove di coraggio, i piaceri forti. Di certo del gruppo è il leader, capace di eseguire gli ordini, ma anche di impartirli e a volte anche pronto a prendersi le sue vendette personali. Eppure questo "duro" di periferia è in realtà un bambino come tanti altri, sa come difendersi e come attaccare, ma dimostra anche di avere una sensibilità non indifferente quando ad esempio accudisce la svampita nonna o quando inizia a frequentare il centro d’accoglienza per fare del volontariato; lentamente sarà proprio questa sorta di "famiglia vicaria" a diventare il luogo dove Rosario sperimenta per la prima volta i primi confusi sentimenti, tentando disperatamente di costruire un’altra parte di s?. L’alternanza tra questi episodi densi di lirismo e dolcezza e quelli duri della strada, degli scippi, delle bravate, dei reati più o meno gravi, ci consegnano tutta la complessità di un personaggio che comunque è e resta un innocente.

La sua latitanza è l’emblema di una società (famiglia, istituzioni, affetti) che si è come liquefatta silenziosamente, proprio come accadeva nella vicenda del piccolo Edmund in Germania anno zero (1947) di Rosellini. Lo spazio e la realtà nella quale Rosario e i suoi coetani si muovono è quella ferina, barbarica di un mondo primordiale, fuori dalla civiltà, in cui conta veramante solo la legge del più forte: questi bambini di borgata (molto evidenti i riferimenti agli ambienti pasoliniani) lottano per un loro posto al mondo mostrandoci quanto sia angusta la strada della vita, e quanto invece facile sia, in tali condizioni, intraprendere il cammino verso la morte. Quello di toglierla agli altri sarà, per questo bambino già disilluso e senza futuro, paradossalmente l’unico modo per averne una, di vita. Come a dire, che diventa egli stesso uno schianto della realtà.

A cura di
Marco Luceri

 
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