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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Bella di giorno PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Belle de jour
Regista: Luis Bunuel
Data: 1966


belladigiorno
Nazionalità: Francia
Durata: 100 min.
Sceneggiatura: Luis Bunuel, Jean Claude Carrière
Fotografia: Sacha Vierny
Effetti:
Musiche:

Cast: Catherine Deneuve, Jean Sorel, Michel Piccoli, Genevieve Page

Bella di giorno, scartato a Cannes per “scarsa artisticità”, vince il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1967. La sua uscita sugli schermi italiani è accompagnata da invettive e interpretazioni filistee: l’Italietta bigotta vede nei conflitti di coscienza del film di Buñuel e nei suoi impulsi sadomasochistici “sconfinamenti pornografici” e decreta un “successo di scandalo” per il suo autore, soprattutto dal punto di vista commerciale, «successo – dirà il regista spagnolo – che devo più alle puttane che al mio lavoro».
Séverine è una moglie borghese e ha fatto tutto per essere felice, ma non lo è: bella, sensuale, ricca, amata dal marito, che la desidera nonostante i due non riescano ad avere rapporti sessuali soddisfacenti. Séverine è stata “toccata” da un uomo (un idraulico) quando era bambina; i sensi di colpa la fanno sentire inadeguata in amore e in perenne stato di peccato. Séverine cerca allora di uscire da questo stato di apatia e va a prostituirsi tutti i pomeriggi nella casa di madame Anaïs, col nome di “Bella di giorno”.
Buñuel descrive Séverine come una donna-bambina che si auto-infligge momenti trasgressivi di inconsapevole perversione, un abbandonarsi insomma alla ricerca di quel piacere che Séverine sembra negarsi con l’uomo che ama. Così la sua vita va avanti fra frigidità e masochismo, tra prostituzione e negazione del proprio corpo. Nel bordello viene introdotta alla scoperta dei suoi desideri sessuali inappagati  e mette fine alla sua inquietudine. Bella di giorno non si scandalizza di niente e accetta tutte le stranezze o strumenti che alcuni clienti utilizzano per soddisfare le loro inclinazioni: si presta, cioè, a qualsiasi deviazione con disinvoltura e con la sottomissione di una cagna in amore. Quando ritorna nei suoi salotti e tra le sue amicizie borghesi, è tormentata da sfrenate fantasie erotiche.
Buñuel confonde realtà e immaginazione e imprime alla pellicola uno sviluppo per temi opposti: sogno e realtà, desiderio e soddisfacimento, trasgressione e norma, peccato ed espiazione. Il linguaggio immaginifico del film tende insomma a restituirci l’amor perduto, quello della passionalità epifanica dell’Eros. L’incontro di Bella di giorno con Marcel (ladro di periferia un po’ sbruffone e un po’ poeta, dandy noir stupido e fuori moda) scatena l’amor fou in cui Eros e Thanatos si mescolano: Marcel vuole Séverine tutta per sé, ma lei rifiuta rendendolo pazzo di gelosia. La tragedia e il ritorno a casa segnano il ripiegamento della vicenda e del film verso la morte della passione. Quale infamia! Ai piaceri del dis-ordine viene contrapposto il letargo del godimento canonico, quando già De Sade e i libertini del Settecento, rifiutando una quadratura della sessualità, conoscono da sempre ciò che appartiene al carpe diem, l’amore vissuto con la cattive intenzioni, con le cattive passioni che ne accompagnano e costituiscono il mistero. Che è tutt’altro, naturalmente, rispetto all’artificiosità sciocca e inespressiva della borghesia, che non ha niente di o-sceno e che perciò vive la propria sessualità nelle indecenze da letamaio.


a cura di:
Marco Luceri

 
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