Titolo originale: Auto Focus
Regista: Paul Schrader
Data: 2002
 |
| Titolo: |
Auto Focus |
| Titolo originale: |
Auto Focus |
| Anno: |
2002 |
| Regia di: |
Paul Schrader |
| Nazionalità: |
U.S.A. |
| Durata: |
107 min. |
| |
|
| Sceneggiatura: |
Michael Gerbosi |
| Fotografia: |
Fred Murphy |
| Effetti: |
FKristina Boden |
| Musiche: |
Angelo Badalamenti |
| Contatti: |
|
|
|
| Cast: |
Greg Kinnear, Willem Dafoe, Maria Bello, Rita Wilson |
|
|
|
| Indirizzo sito ufficiale : |
| http://www.sonyclassics.com/autofocus/index_flash.html |
| Note/Curiosità: |
Disponibile anche in |
Ma cosa vogliono da me? Non bevo. Non fumo. In fondo ho solo un vizio su tre!. Parola di Bob Crane, popolare star radiofonica americana tra il 1965 e i primi anni 70, nonchè protagonista della fortunata sit-com Hogan heroes ambientata in un campo di prigionia tedesco durante la seconda guerra mondiale. Un simpatico e seguitissimo comico, felicemente sposato, assiduo frequentatore della parrocchia e con una luminosa carriera hollywoodiana davanti a sè come novello Jack Lemmon, con un unico, piccolo, trascurabile (ma devastante) vizio: il sesso. Una vera e propria fissazione, una dipendenza autodistruttiva che lo porterà ad un doppio fallimento: nella vita privata passando da un divorzio all'altro, e nel lavoro venendo sempre più schiacciato ed escluso dal moralismo della puritana Hollywood.
Paul Schrader, adattando il libro di Robert Graysmith L'assassinio di Bob Crane, continua la sua personale galleria di personaggi alla deriva, perduti in caduta libera nei propri incubi senza via di scampo e senza alcuna possibilità di rivincita nè di redenzione, in un'America corrotta e, lei per prima, fonte di corruzione. L'infelice vicenda di Crane si adatta infatti perfettamente alla poetica dell'autodistruzione senza catarsi cara al regista: come nelle sceneggiature scritte per Martin Scorsese (Taxi Driver, Toro Scatenato, Al di là della vita) o nelle pellicole da lui dirette (American Gigolo, Affliction), mostrando il fallimento e la caduta di un uomo, Schrader vuole in realtà descrivere il fallimento del sistema che lo circonda. La crisi personale nasconde una ben più profonda e radicale crisi dell'intera società in cui viviamo. Non dunque un caso che la discesa negli inferi del protagonista proceda su un doppio binario: la progressiva e sempre pi accecante dipendenza dal sesso inestricabilmente legata ai macchinari tecnologici con i quali l'attore (e il suo morboso amico e mentore John Carpenter) riprende e monta i propri atti sessuali, catalogandoli e riguardandoli. La dipendenza avanza di pari passo con l'evoluzione della tecnologia del video e dell'home movies, permettendo a Crane di registrare e riprodurre all'infinito la propria ossessione, fino al punto di perdere di vista la propria vita. Il titolo della pellicola, infatti, come ha spiegato il regista, non riguarda il fuoco automatico delle videocamere o delle macchine fotografiche, che all'epoca ancora non esisteva, bensì rimanda all'involuzione del protagonista, il quale, cercando di mettere a fuoco solamente se stesso, non si accorge che si sta progressivamente auto-sfocando.
Schrader riesce a descrivere la deriva del proprio personaggio realizzando contemporaneamente una progressiva degradazione del proprio stile di regia. Nella parte iniziale, che mostra un periodo felice della vita di Crane, lo stile registico di Schrader deriva direttamente da una qualsiasi commedia hollywoodiana degli anni 60, colonna sonora nostalgica e fotografia coloratissima comprese. Man mano che la dipendenza sessuale del protagonista tende a manifestarsi, le immagini del film perdono la propria stabilità, diventando traballanti e assumono progressivamente i toni lividi e sporchi tipici del cinema del regista, insistendo con primi piani (al limite della deformità) sui volti sconvolti dei personaggi. Anche la musica si trasforma: abbandonando la spensieratezza iniziale, la colonna sonora di Angelo Badalamenti diventa sempre più simile alle sonorità oniriche che il compositore solitamente utilizza per le pellicole di David Lynch, creando un senso di disperata oppressione che accompagna e descrive perfettamente la desolante discesa negli inferi dello sfortunato Bob Crane. |
|
|
|