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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Articolo 2 PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Articolo 2
Regista: Maurizio Zaccaro
Data: 1993




Titolo: Articolo 2
Titolo originale: Articolo 2
Anno: 1993
Regia di: Maurizio Zaccaro/td>
Nazionalità: Italia
Durata: 100 min.
   
Sceneggiatura: Maurizio Zaccaro
Fotografia: Pasquale Rachini
Effetti: F
Musiche: Claudio Capponi, Alessio Vlad
Contatti:  
Cast:

Rabia Ben Abdallah, Fabio Bussotti, Naima El Mcherqui

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:

Disponibile anche in

Contrasti: immagini del deserto algerino e paesaggi dell’hinterland milanese, la bellezza senza speranza dell’Africa e lo squallore ricco di possibilità dell’Italia, il viaggio quotidiano di Said (Mohamed  Miftah) e quello straordinario di Fatma (Rabia  Ben Abdallah), gli stereotipi degli operai italiani e quelli degli immigrati, la preghiera musulmana ed il  telegiornale della sera, monogamia ipocrita e armonica poliginia,  solidarietà e discriminazione.
A Zaccaro va riconosciuto il merito di offrire, nella prima parte del film,  un ritratto piuttosto articolato del fenomeno immigrazione, di come esso viene percepito in Italia,  delle idee, delle emozioni e delle reazioni  contrastanti che suscita il contatto con realtà e culture esogene.
Nella vicenda di Said e dei suoi familiari scene di razzismo e violenza (come l’aggressione notturna) si alternano a dimostrazioni di affetto e solidarietà (come il sostegno dato dai lavoratori italiani verso il compagno immigrato). Talvolta n? l’uno ne’ l’altra si manifestano: indipendentemente dall’atteggiamento dei personaggi è purtroppo l’ignoranza che orienta le azioni ed i discorsi, anche degli amici.  L’ignoranza è terreno fertile per il proliferare di rigidi stereotipi che occludono, anzich? sostenere, la comprensione.
Se nella prima parte L’articolo 2 non esaspera i toni e costruisce una rappresentazione che riconosce le differenze, si alimenta dei contrasti (basti pensare all’uso ripetuto ed insistito del montaggio alternato), alla fine esso si trasforma, appoggiandosi ad una tragica svolta diegetica, in un forzato pamphlet.
Lo stratagemma narrativo finale, deviando l’attenzione sul tema (per altro in s? importantissimo) dello sfruttamento, senza misure di sicurezza n? garanzie,  del lavoro operaio, getta fumo negli occhi sul problema che il film si era proposto di indagare.
La reazione emotiva, di empatia e solidarietà con l’infelice protagonista,  diventa il mezzo per occultare una contraddizione fondamentale: quella fra il rispetto della pratica islamica della poliginia (“poligamia” è un termine impreciso, dato che la religione musulmana consente solo agli uomini, e non alle donne,  il matrimonio multiplo) che costituisce parte dell’identità culturale dell’ emigrato musulmano, e la difesa dei diritti della donna, universalmente riconosciuti nel mondo occidentale (anche se ancora solo in parte concretamente realizzati).
Tale contraddizione è incarnata dall’avvocato di Said - una donna (Susanna  Marcomeni) - che, in difesa del diritto del suo assistito ad avere due mogli, invoca l’articolo 2 della Costituzione che dà il titolo al film. Ma quell’avvocato così illuminato non riflette sul fatto che, in molti paesi musulmani la donna è ancora considerata un cittadino di serie b, se non un oggetto, e non avrebbe mai potuto raggiungere la sua posizione, quell’elevato grado di emancipazione (di cui lo stesso protagonista ride)?
Sotto tale profilo la citazione del noto articolo, che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, risulta profondamente ambigua.
Non è possibile chiudere gli occhi, accantonare con nonchalance (e un pizzico di ipocrisia populista) che la parità è stata e continua ad essere un obbiettivo, ideale e concreto, dei paesi occidentali. Lo stesso regista, che invita al rispetto di tale pratica, probabilmente sul piano culturale condanna le forme di oppressione della donna.
Si tratta di un problema troppo complesso per essere interpretato in maniera schematica ed ideologica. L'islam è (anche) una religione e spesso le religioni (compresa quella cristiana) danno per implicito, se non sostengono, il ruolo subordinato  e marginale delle donne, esigendo da loro assoggettamento e obbedienza all'uomo e mettendo in risalto, con insopportabile retorica, i loro compiti di mogli e di madri. Lo Stato è un’altra cosa, deve essere laico.
La decisione dei giudici di separare le due mogli in case diverse è certamente insufficiente, ma non mi scandalizza: l’importante è che ad entrambe le donne venga data la possibilità di risiedere, almeno temporaneamente, in Italia. Il film, più onestamente, dovrebbe concludersi qui, con il processo, e lasciare lo spettatore libero di prendere posizione.

A cura di:
Caterina Pardi
 
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