Titolo originale: Arcipelaghi
Regista: Giovanni Columbu
Data: 2001
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| Titolo: |
Arcipelaghi |
| Titolo originale: |
Arcipelaghi |
| Anno: |
2001 |
| Regia di: |
Giovanni Columbu/td> |
| Nazionalità: |
Italia, Francia |
| Durata: |
88 min. |
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| Sceneggiatura: |
Giovanni Columbu |
| Fotografia: |
Fabio Olmi |
| Effetti: |
F |
| Musiche: |
Piero Milesi |
| Contatti: |
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| Cast: |
Pietrina Menneas, Paolo Ostia, Giancarlo Lostia, Carlo Sannais, Pietro Seche, Badore Cottu, Forenzo Mattu, Vittoria Mazzette, Barbara Begala, Elisa Soddu, Antonio Maccioni |
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| Indirizzo sito ufficiale : |
| Note/Curiosità: |
Disponibile anche in |
“Un gruppo di isole tra loro vicine”… la definizione della parola “arcipelago”. Isole vicine ma pur sempre lontane, lontane almeno quel tanto da non formare un’unica terra. Qualcosa le separa.
Al tribunale di Nuoro è in corso un processo; Oreste, un ragazzo di quattordici anni, è imputato di omicidio. Davanti al giudice si alternano parenti e compaesani, una danza di voci e di volti tutti diversi, a raccontare il proprio punto di vista di quello che è successo. Nessuno ha assistito all’omicidio ma ognuna di queste persone può aggiungere un tassello fondamentale alla ricostruzione di una vicenda che man mano risulta sempre più complessa e oscura. Il giudice, con una sorta di arroganza che ce lo rende quasi simpatico, cerca di far luce inoltre su’inquietante coincidenza : la vittima era il principale sospettato dell’omicidio di Giosuè, il fratellino di Oreste.
Non sono pochi gli elementi del film che possono disorientare lo spettatore nei primi minuti : i dialoghi in sardo (pur con i sottotitoli in italiano), i flashback, i tanti personaggi. Ma il film scorre in modo davvero straordinario e questo è il primo grande merito da riconoscere al regista Giovanni Columbu, che firma con “Arcipelaghi” il suo film d’esordio. La pellicola sfrutta al meglio questi elementi narrativi concertandoli abilmente nella presentazione di una vicenda che sembra richiedere allo spettatore una sorta di partecipazione attiva alla risoluzione del mistero centrale : è stato veramente Oreste l’omicida ? Ma se da una parte questa domanda tinge di giallo l’intero film, dall’altra c’è da dire che “Arcipelaghi” è ben più di un semplice giallo. È anche un film sull’incomunicabilità, tema questo che viene posto in risalto dai dialoghi in sardo (quasi un'altra lingua per lo spettatore); di questa incomunicabilità ci sembra vittima Lucia, madre di Oreste, magistralmente interpretata da Pietrina Menneas.
Lucia è un isola in un mare di incomunicabilità, di solitudine. Lucia è sola quando il poliziotto, nell’ammettere di non poterla aiutare a scoprire l’assassino del suo piccolo Giosuè, chiede aiuto a lei stessa nell’abbattere il muro di omertà che c’è nel paese. Ed è sola pure quando ha bisogno di conforto e trova solo un prete capace di pronunciare parole fredde e dogmatiche. Le istituzioni scompaiono in un arcipelago dove la sete di giustizia è talmente umana da sembrare riflettere il divino (basti pensare agli interrogativi della piccola sorellina di Oreste di fronte alla statua di San Giorgio). E questo elemento divino nell’uomo appare e scompare. Lo vediamo scomparire nella scena dell’omicidio del piccolo Giosuè per poi in qualche modo riapparire quando la nonna e la nipote ballano insieme o parlano fra loro (questo prezioso rispetto delle tradizioni ha del magico e del divino).
La fotografia di Fabio Olmi è la cornice nella descrizione di un paesaggio che disattende le prospettive ruffiane da cartolina, che assiste muto a ogni evento : questa terra così silenziosa diventa il mare di un arcipelago di anime, l’elemento che le unisce e le divide al tempo stesso.
Gli attori non professionisti poi si cimentano nella prova mostrando una bravura che spesso sorprende; questa prova conferisce all’intera pellicola una genuinità e una freschezza che hanno il pregio di sopperire all’evidente povertà di mezzi.
Ultima caratteristica degna di menzione è forse quella che più immediatamente si apprezza : i dialoghi. C’è una straziante assenza di parole che i dialogi così stringenti e calibrati sembrano mettere in evidenza. Questa assenza di parole pone ogni personaggio lontano da ogni altro e l’arcipelago dopotutto non sembra più tanto un gruppo di isole vicine fra loro.
A cura di:
Ferruccio Benevieri
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