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Quaderni Didattici

Sono disponibili in formato pdf i Quaderni Didattici dell'Edizione del Novembre Stenseniano 2005 su

 "Evoluzionismo e Antievoluzionismo" 


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Anche libero va bene PDF Stampa E-mail
Titolo originale: Anche libero va bene
Regista: Kim Rossi Stuart
Data: 2005



anche_libero_va_bene
Nazionalità: Italia
Durata: 108 min.
Sceneggiatura: Linda Ferreri, Domenico Starnone, Francesco Giamusso, Kim Rossi Stuart
Fotografia: Stefano Falivene
Effetti:
Musiche: Banda Osiris

Cast: Kim Rossi Stuart, Alessandro Morace, Marta Nobili, Barbara Bobulova

Anche libero va bene è il primo film da regista realizzato da uno dei più importanti attori italiani di oggi, Kim Rossi Stuart, ed è una piccola, coraggiosa e fresca opera che si riconcilia con la migliore tradizione del cinema italiano. Rossi Stuart si è saputo costruire negli ultimi anni una solida reputazione d’interprete sottile e raffinato e nel suo primo film da regista si porta dietro la sua personalissima valigia d’attore nella costruzione sia del suo nuovo personaggio, Renato, sia degli altri; tutti compongono un duro, spietato e lucido ritratto della famiglia italiana di oggi; ma la sua è soprattutto una famiglia fatta da attori per attori. Tutto ruota intorno a Renato e a Tommi (il giovanissimo Alessandro Morace), padre e figlio, adulto e ragazzino, disincanto e coraggio, due personaggi non opposti, ma speculari, i cui caratteri si fondono l’uno nell’altro ad arginare con forza, anche attraverso dolorosissimi passaggi, le forze disgreganti che premono all’interno e all’esterno della famiglia. Di essa fanno parte anche Viola (Marta Nobili) e Stefania (Barbara Bobulova), madre instabile e sbandata, che spesso lascia la casa per fuggire con altri uomini, più ricchi del marito. Questo gruppo di famiglia in un interno vive una delle ingiustizie sociali più diffuse oggi (non a caso il film è ambientato in una Roma anonima e quasi "infernale"): la precarietà del lavoro che impedisce la costruzione di un presente (il futuro sembra lontanissimo) sicuro e stabile. L’essere costretti all’indigenza e al caos esistenziale perché si è bloccati in un’eterna incertezza porta la famiglia alla disgregazione, alla ricerca di una felicità non dentro le mura domestiche, ma fuori, dove, inevitabilmente, si è più soli. Sono molti gli elementi che rafforzano questa dicotomia tra gli interi e gli esterni: l’innocenza (spesso tradita) di Tommi si trasforma in una fuga sopra i tetti del palazzo, dove il ragazzino può osservare la vastità e il mistero del mondo dall’alto; la felicità di una famiglia ricomposta (ma solo per pochi giorni) in un breve soggiorno improvvisato in un motel lungo la costa; la scuola, dove Tommi sperimenta le difficoltà dei primi amori e il valore dell’amicizia (e in questo sembra ricordare proprio l’Antoine Doinel de I quattrocento colpi di Truffaut); la ricerca di una "normalità" negata nella vita dei vicini benestanti (la settimana bianca contrapposta allo sfratto imminente). Tutto ciò fa da contrappunto alla tensione che si respira tra le quattro mura dell’appartamento. Kim Rossi Stuart calca sempre di più gli aspetti del realismo, riuscendo a creare anche dei veri e propri momenti di suspence, in un’atmosfera di interni claustrofobica e disperata. È chiaro allora che il film regge da una parte su una drammaturgia forte, psicologicamente coinvolgente nei suoi meccanismi narrativi, e dall’altra sulla prova degli attori protagonisti, soprattutto del regista stesso. Pur essendo il ruolo di Renato, da un punto di vista interpretativo, quello più complesso e difficile della sua carriera, Kim Rossi Stuart è bravissimo nel rendere in maniera completa e affascinante tutte le sfumature di un personaggio che sente su di sé le insicurezze della sua famiglia (e quindi indirettamente del mondo circostante), nelle innumerevoli reazioni emotive che lo caratterizzano. Il suo registro offre una complessa gamma di situazioni: dalla rabbia alla dolcezza, dagli scatti d’ira all’affetto paterno, dalla delusione al riscatto. Anche libero va bene è dunque un film importante perché in sé contiene molti aspetti artisticamente rilevanti: dall’ottima prova di attore e regista di un attore-regista che sta crescendo anno dopo anno, al valore sociale che il film porta con sé, al realismo esistenziale e politico, che del nostro cinema resta sempre una grande forza. C'è da augurarsi che gli apprezzamenti internazionali tributati al film possano spingere l’intero cinema italiano su questa strada, che è poi quella delle scommesse difficili ma vincenti.

a cura di:
Marco Luceri

 
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