Titolo originale: 8? Regista: Federico Fellini Data: 1963
 | | Titolo: | 8? | | Titolo originale: | 8? | | Anno: | 1963 | | Regia di: | Federico Fellini/td> | | Nazionalità: | Italia | | Durata: | 139 min. | | | | | Sceneggiatura: | Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi | | Fotografia: | Gianni Di Venanzo | | Effetti: | F | | Musiche: | | | Contatti: | | | | | Cast: |
Marcello Mastroianni, Anouk Aim?e, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk, Guido alberti, Madeleine Lebeau, Caterina Boratto, Annibale Ninchi, Giuditta Rissone, Mario Pisu, Barbara Steele, Elisabetta Catalano.
| | | | | Indirizzo sito ufficiale : | | | Note/Curiosità: Il restauro: Il restauro è stato realizzato in collaborazione con Cinecittà Studios, i cui laboratori specializzati, oltre ai necessari lavaggi e lucidature, hanno rimpiazzato alcune parti danneggiate del negativo originale con fotogrammi e sequenze prese da un lavander (copia di protezione del film) in buono stato. Oltre a queste lavorazioni, Enzo Verzini - specialista dei restauri in bianco e nero e collaboratore di fiducia di Fellini, per il quale ha curato lo sviluppo e stampa di molti film -, ha apportato negli stessi laboratori, alcuni speciali ritocchi in alcune parti del film realizzate con una tecnica non convenzionale, ad alto contrasto, il cui effetto di intensa luminosità e incisione grafica dei contorni era proprio ciò che il grande regista aveva richiesto, all’epoca, allo stesso Verzini.
The restoration: The restoration was carried out in cooperation with Cinecittà Studios, whose specialised laboratories, in addition to washing and polishing, replaced damaged parts of the original negative with frames and sequences taken from a lavander in good condition. In addition to this, Enzo Verzini, an expert in the restoration of black and white film and the trusted collaborator of Federico Fellini - for whom Verzini developed and printed many films - carried out in the same laboratories some retouching on parts of the film using an unconventional high-contrast technique. The result is intense luminosity and graphic outlines, precisely what the great director had asked of Verzini when the film was being made.
| Disponibile anche in | Un teorema impeccabile sul caos creativo e materiale che contrassegna l'avvio delle riprese di un film, un documentario sul periodo d’incubazione che dà vita alla sua ideazione, un bilancio spietato e onesto della crisi di un uomo di successo nel mezzo del cammin di nostra vita: proprio a Fellini, così poco intellettuale e teorico, è toccato in sorte di realizzare il film più ammirato da critici e cinefili, registi e studiosi, in cui il cinema viene innanzitutto mostrato nello spettacolo sorprendente del proprio farsi e disfarsi nella mente di chi lo partorisce. Considerato alla stregua di quei capolavori della letteratura contemporanea in cui la difficoltà di trovare un linguaggio e uno scopo dell'arte diventa l'oggetto stesso del racconto dell'opera, ma ritenuto anche una cronaca assai fedele dell'universo che si muove dietro il grande schermo, 8½ è spesso il film più amato dai fan del cinema di Fellini. L'autore "Mostra che un regista è prima di tutto un tizio che dalla mattina alla sera viene seccato da un mare di gente che gli pone domande alle quali non sa, non vuole o non può rispondere" scrisse Truffaut; nell'impossibilità di mettere ordine nel "Delirio senza senso e senza scopo" della propria vita, scrisse lo stesso Fellini, l'unica possibilità è di partecipare a questo "Fantastico balletto cercando soltanto di intuirne il ritmo". Il soprassalto dell'infanzia, l'accavallarsi degli affetti e del desiderio, la paura della propria impotenza creativa, scandiscono con una libertà sconosciuta la scrittura di questo resoconto multiforme e torrenziale in cui un regista che non sa quale film farà, si riprende con la macchina da presa, facendo così il film. È anche la realizzazione della massima utopia del cinema moderno: che si possa fare un film solo trasmettendo passo passo la curiosità, il disincanto, la solitudine, l'ironia di un personaggio che dice "Io".
An impeccable theorem on the creative and material chaos that distinguishes the beginning of the making of a film; a documentary on the incubation period that gives life to a film; a ruthlessly honest assessment of the crises experienced by a successful man in the middle of his life. It was left to Fellini, of all people, who was a non-intellectual, non-theoretical director, to make the film that is most admired by critics, film-buffs, directors and scholars, in which the cinema is above all shown in the surprising spectacle of how a film is made and destroyed in the mind of the person who gives birth to it. Regarded in the same way as those masterpieces of contemporary literature where the difficulty of finding a language and a reason for the art becomes the object of the story itself, but also regarded as a faithful account of the world that exists behind the big screen, 8½ is often the best loved of Fellini’s films. The author "Shows that the director is above all a person who, from morning to night, is driven to distraction by a sea of people who ask him questions that he can’t answer, doesn’t want to answer or doesn’t know how to answer", as Truffaut wrote, while Fellini himself wrote that with the impossibility of putting in order the "Delirium without sense or reason" of his own life, the only possibility is to take part in this "fantastic dance, trying only to understand the rhythm." The traumas of childhood, the entanglements of romantic attachment - from regret to desire - and the fear of creative impotence, permeate the uncharted liberty of the writing of this torrential, multi-faceted account of a director who doesn’t know which film to make but somehow manages to re-create himself behind the camera. It is also the realisation of the utopia of modern cinema: to make a film by transmitting, step by step, the strangeness, the disenchantment, the solitude and the irony of a person who only says "Me". | | | |